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15/03/2021
Lo stimolo dell’Amministrazione Biden e i rischi d’inflazione
Quando il mondo cambia bisogna cambiare visione

Lo stimolo fiscale da 1.9 trilioni di $ fortemente voluto dall’Amministrazione Biden - di molto superiore al ‘vuoto di Pil’ (ovvero alla differenza tra il Pil effettivo e quello potenziale) sperimentato dall’economia Usa - ha innescato di recente un appassionante dibattito sul rischio dell’accelerazione dell’inflazione.

Tutto ha inizio con un articolo pubblicato sul Washington Post circa un mese fa, nel quale l’economista Larry Summers ha messo in guardia sui rischi connessi allo stimolo fiscale del Presidente Biden. In particolare, Summers è preoccupato che "uno stimolo macroeconomico di (questa) dimensione... inneschi pressioni inflazionistiche". La sua analisi è stata condivisa dal collega Olivier Blanchard, e supportata dallo stesso con calcoli specifici pubblicati in una serie di tweet. Quasi contemporaneamente, Paul Krugman nel suo blog sull’argomento in questione ha adottato un approccio leggermente diverso.

Quali sono le differenze tra Summers-Blanchard e Kugman? Iniziamo da quello che li accomuna. Sono tutti economisti keynesiani (anche se per alcuni storici del pensiero economico ‘keynesiani bastardi’) di acqua salata, ovvero professori di economia che insegnano o che hanno insegnato in Università che si trovano in città (in questo caso Boston) che si affacciano sul mare. Summers e Blanchard fondano le loro preoccupazioni sulla dimensione dello stimolo previsto rispetto al ‘vuoto di Pil’. A seconda delle stime effettuate sulla perdita di Pil (tra i 400 ed i 650 mld di $), infatti, il Piano Biden potrebbe ammontare da tre a cinque volte il ‘vuoto di Pil’ generato dal Covid-19 shock. Il suo impatto potrebbe inoltre essere amplificato, sempre secondo Summers e Blanchard, anche dall’effetto della domanda ‘liberata’ una volta che verranno meno le restrizioni ai movimenti introdotte per contrastare il Covid-19. Il loro timore è che gli americani possano trasformare rapidamente in consumi i risparmi (1.6 trilioni di $ secondo calcoli di Olivier Blanchard) accumulati col cambiamento delle abitudini di spesa in seguito al lockdown. La loro è un’analisi da economisti keynesiani idraulici che considera le aspettative di inflazione in maniera meccanica: un aumento della domanda aggregata provocato dallo stimolo se ‘eccessivo’ si scarica sull’aumento dei prezzi. Al contrario, le aspettative sono al centro della sofisticata analisi di Krugman. Questi descrive l'inflazione come una successione di regimi inflazionistici a lungo termine guidati dalle aspettative e dove i regimi sono molto stabili e le aspettative ben ancorate.

Per capire le diverse visioni sul rischio d’inflazione dei contendenti, a nostro avviso, bisognerebbe porsi due domande: 1) Qual è l'impatto a breve termine dello shock da stimolo? 2) Questo shock influenzerà le dinamiche economiche di lungo periodo? Summers e Blanchard da parte loro vedono chiaramente l'impatto a breve termine dello stimolo come molto preoccupante. Un output gap positivo, ottenuto con lo stimolo di circa il 14% del Pil, è incompatibile secondo loro con la stabilità dei prezzi. Mentre nello schema di Krugman c'è una stabilità dell’inflazione (e delle aspettative) finché non si verifica alcun cambiamento di regime e secondo lui lo stimolo dell’Amministrazione Biden non muterebbe l’attuale regime di inflazione.

Considerando entrambe le analisi, a nostro avviso, emerge una conclusione di politica economica che andrebbe considerata. Qualunque sia l'impatto immediato sull'inflazione, l'obiettivo dell’Amministrazione Biden dovrebbe essere quello di evitare che l'inflazione istantanea inneschi un cambio di regime e si trasformi in un processo permanente e accelerato di aumento dei prezzi. Che fare allora? Ora è il momento di agire. Non è il momento per i timori di inflazione. Il rischio di surriscaldamento si basa sul dubbio ipotizzato che il pacchetto di aiuti creerà più domanda aggregata di quella che può essere soddisfatta facilmente e porterà quindi ad un'inflazione incontrollata. I dati recenti però non supportano questo cupo scenario. Con dieci milioni di posti di lavoro in meno rispetto a prima della pandemia, è forte la necessità di fare di più per sostenere la domanda aggregata (consumi + investimenti) e una rapida ripresa del mercato del lavoro. Vanno considerati sia i rischi di surriscaldamento dell’economia che quelli della sofferenza. Non è però opportuno prendere sotto gamba la sofferenza delle persone che hanno visto peggiorate le condizioni economiche e sociali in seguito alla pandemia. I dati economici e la ricerca scientifica mostrano chiaramente che i rischi del fare troppo poco per la ripresa economica non vanno corsi. Meglio eccedere nello stimolo che essere prudenti.

I falchi dell’inflazione (Olivier Blanchard e Larry Summers tra gli altri) stanno spacciando pensieri obsoleti e basano le loro analisi su calcoli meccanici del vuoto di Pil che, come dimostrato da molte analisi, sono inaffidabili. Secondo loro lo stimolo dovrebbe essere pari al vuoto di Pil che hanno stimato: ovvero tra i 0.4 ed i 0.65 trilioni di $ e non un dollaro in più. Quando il mondo cambia, invece, bisogna cambiare visione: soprattutto quando i nostri consigli e le nostre decisioni potrebbero interessare il livello di vita di milioni di persone. È ora di ascoltare gli americani e di aiutarli a rimettersi in corsa rapidamente. Costruendo un'economia che non lasci indietro nessuno. Costi quel che costi.

Marco Boleo




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