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04/12/2018
I sovranisti europei odiano l’Italia
In un primo momento le ricette dei sovranisti possono sembrare uguali. Ma viste da vicino si può notare che qualcosa non torna.

Di Maio e Salvini credono che la vittoria dei sovranisti alle elezioni europee aiuterà l’Italia. Da Orban ad Alternative fur Deutschland nessuno vuole cambiare le regole per far piacere all’Italia. I nostri leader sognano.

In Europa viviamo un’epoca molto particolare, con i leader sovranisti che si cercano, si incontrano, si indicano l'uno come il modello dell'altro ed infine cercano di imitarsi a vicenda. Ma i loro messaggi, se presi alla lettera, li fanno al contrario apparire come nemici divisi dai confini che vogliono tornare a chiudere, e dalle antiche rivalità nazionali alimentate da un impasto denso di cronaca e stereotipi primordiali.

Matteo Salvini insiste nel dire che: “ci sarà un terremoto politico a livello europeo e tutte le regole cambieranno. In tutti i paesi europei sta per accadere quello che è accaduto qui il 4 marzo”. Il suo collega Di Maio gli fa eco. Ecco dopo circa duemila anni, confidiamo che gli amici europei finiscano per aiutare il governo italiano nella sua battaglia contro l'austerità. Forse però i nostri sovranisti sono ciechi e forse anche sordi, non capisco se volutamente o per ignoranza, di fronte alle evidenti divergenze con i colleghi sovranisti europei, che a tutto pensano tranne che a salvaguardare il Bel Paese e a farci spendere come le peggiori cicale. L’asse Orban – Salvini – Kurz – Le Pen è quanto di più lontano dall’amicizia politica esista.

Io credo che tutto quello che sta accadendo possa causare un effetto catastrofico per il nostro Paese. In un primo momento le ricette dei sovranisti appunto possono sembrare uguali. Ma viste da vicino si può notare che qualcosa non torna. A partire dalla questione migratoria, per cui il “prima il mio Paese” non sembra favorire molto questa idea di cooperazione tra stati che pure è contraddittoria in termini di sovranismo. Il leader ungherese Viktor Orban, se da un lato si sede al fianco di Salvini per cambiare le regole Ue sui migranti, dall’altro tutela interessi che sono divergenti, se non del tutto opposti a quelli italiani. Non a caso il flop del piano Ue sui ricollocamenti dei rifugiati, che avrebbero allentato la pressione sugli Stati di primo approdo (Italia e Grecia), è anche a firma di Budapest, che ha preferito fare asse con l'austriaco Kurz, quello che ci voleva mandare i carrarmati al Brennero, e gli odiati tedeschi. Uniti nella battaglia all'immigrazione illegale, ma diametralmente distanti sulla politica dei ricollocamenti.

Ma il vero punto di contrasto, che crea reali divisioni, rimane il dramma della visione complessiva dell’Europa fuori dall’austerità a cui si è aggiunto il fardello del debito italiano. Ed è qui che gli “amici” smettono di essere uguali. Mentre Salvini porta avanti il piano di distacco totale dall’austerity europea conscio che l’unico muro che vuole abbattere è proprio quello di Bruxelles, smontando tassello dopo tassello l’Europa odierna e i parametri del trattato di Maastricht, gli altri della cosiddetta “internazionale sovranista” lo guardano storto e cominciano a dare i primi segni di vero e proprio odio di interesse. Innanzitutto, la revisione dei trattati, ossia se vuoi cambiare l’Unione Europea non c'è altra strada, e non è così semplice come da propaganda gialloverde; infatti si tratta di un iter complesso, sempre vincolato a uno scoglio finale: la ratifica di tutti gli Stati membri. In altre parole, basta l’opposizione di un solo paese per rimandare o bloccare le modifiche.

Torniamo ai sovranisti europei: l’Ungheria di Orban, che riceve dall'Unione Europea contributi pari al 4,19% del Pil e ne versa l'0,85% del Pil. In Ungheria, il 95% degli investimenti pubblici è cofinanziato dall'Unione Europea e il 6.3 % della ricchezza nazionale ungherese è generato da investimenti europei. Ecco vedete Orban che regge il gioco a chi vuole boicottare il bilancio europeo, a chi vuole smettere di finanziare la crescita ungherese, come i sovranisti di casa nostra? Non credo proprio.

Passiamo alla leader del partito tedesco di destra Alternative fur Deutschland, Alice Weidel, la stessa sostiene che: “l’Italia è ancora attaccata alla flebo della Bce. E adesso la Francia e l’Italia pretendono pure il fondo comune dei depositi? Noi siamo totalmente contrari. Così ricominciate a fare debiti. La Lega si sta mostrando troppo debole su questo. Propone l”Italia First”, lo capisco. Ma non può proporre follie, poi smentite, come la cancellazione di 250 miliardi di debito”.

Insomma cari amici, i colleghi europei più che “in nome del popolo”, sembrano guardare all'Italia “in nome dell’odio”. Un’Italia che è la “spendacciona” alleata con le “formiche” e che si sta muovendo sul filo del rasoio. Un'Italia stretta dalle politiche di austerità della destra alleata con il centro-destra, lasciata sola non solo dagli uffici di Bruxelles, ma anche da Budapest, Berlino, Vienna e da tutti quei governi con cui il Ministro degli Interni immaginava alleanze. Salvini e Di Maio ancora sognano; ma il  loro risveglio temo sarà  molto brusco.

Io credo che più di populismi forse è il caso di iniziare a usare un altro termine. Nazionalismi. Si però in conflitto.

Luca Cappelli

 




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