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01/04/2015
Il Ddl Cirinnà: uno stravolgimento antropologico senza eguali
mentre si vuole estendere la nozione di famiglia, si fa di tutto per impoverire e mortificare le famiglie che esistono già

Il disegno di legge Cirinnà approvato dalla Commissione Giustizia della Camera equipara, di fatto, le unioni civili al matrimonio. Eccettuato il diritto all'adozione, non c'è differenza alcuna tra il matrimonio e le unioni civili tra persone dello stesso sesso. Un limite, quello dell'adozione, destinato presto a cadere visto che il ddl prevede la stepchild adoption (l'adozione del figlio naturale del partner) e che una serie di possibili e probabili ricorsi alla Corte di Giustizia europea potrebbe aprire all'adozione tout court.

Questo disegno di legge, che è stato approvato da una maggioranza anomala retta sull'asse Partito Democratico e Movimento Cinque Stelle, ha suscitato veementi reazioni sia nel mondo politico (persino nello stesso partito di maggioranza) che fuori dal Parlamento. Mons. Galantino, nella conferenza stampa sui lavori del Consiglio permanente della CEI, ha affermato che "si tratta di lavorare perché questa proposta non vada avanti. Ci sono alcuni particolari che non convincono... si tratta di non confondere il doveroso rispetto dei diritti con l’appiattimento di realtà che storicamente, culturalmente e antropologicamente sono diverse tra loro". Forti reazioni si sono sollevate dall'associazionismo cattolico, tra i quali il Movimento Cristiano Lavoratori il cui presidente Costalli ha detto: "si vogliono equiparare le unioni gay al matrimonio, consentendo anche di accedere a meccanismi di filiazione innaturale, legittimando il ricorso all’utero in affitto. L’opposizione a questa ulteriore forzatura operata da una lobby faziosa - con una maggioranza fittizia e improvvisata - che vorrebbe minare la nostra società scardinandone i valori fondamentali, che ne costituiscono l’asse portante, deve essere durissima e intransigente". Queste reazioni mettono in evidenza il carattere dirompente che il ddl avrebbe nella nostra società, poiché opererebbe uno stravolgimento di carattere antropologico senza eguali. Si cerca di far cadere il silenzio su tutta questa operazione o di far ricadere sopra di essa una falsamente pietistica coltre di fumo volta a confondere le idee, come è avvenuto con l'introduzione dell'ideologia gender nelle scuole. E quando qualche voce si solleva per obiettare viene fatta tacere dai nuovi tribunali del popolo mediatici, come nel caso degli stilisti Dolce e Gabbana, che avrebbero fatto invidia al famigerato procuratore generale sovietico delle grandi purghe staliniane Andrej Vyšinskij. Eppure non si può tacere di fronte a quanto sta avvenendo perché in gioco c'è il presente e il futuro nostro e di tutta la società.

In pochi si chiedono cosa accadrebbe alla nostra democrazia se a colpi di maggioranza e attraverso la legge venisse perpetrata l'ingiustizia e l'ingiustizia diventasse sistema. Cosa accade al diritto quando invece di difendere il più debole diventa uno strumento per affermare la supremazia del più forte? Cosa rimane del rispetto dei diritti fondamentali della persona quando un nuovo e subdolo schiavismo come quello dell'utero in affitto si affaccia alle porte? Cosa accade ad un bambino quando viene guardato come una merce che si può comprare? Tutti questi stravolgimenti avvengono in nome dell'amore, perché come cantavano i Beatles "all you need is love" e l'amore non ha limiti. Vero, in parte, perché l'amore ha un grande limite: non è pretesa, ma è dono. La pretesa si rivendica, magari attraverso la legge, ma il dono si accoglie. Qualsiasi adolescente che si innamora desidera che il suo amore sia corrisposto, ma sa che non può pretenderlo altrimenti non sarebbe amore, sarebbe potere. Lo stesso vale per tutti questi tentativi di stravolgere la famiglia, la filiazione, la persona. Si tratta di un esercizio arbitrario e violento del potere che scardina la nostra civiltà. Occorre senza dubbio reagire attraverso forti prese di posizione, attraverso una coraggiosa azione nell'ambito politico e sociale. Ma non basta perché il problema prima che politico o sociale, è di natura antropologica ed educativa. Un problema antropologico ed educativo che sempre più ha il carattere dell'emergenza, come attesta l'inverno demografico che sta vivendo il nostro Paese. Continuare a far finta che questo non sia il primo e più grande fardello che abbiamo, che frena ogni tipo di sviluppo e di ripresa, significa condannare il nostro popolo ad un'estenuante eutanasia.

Mentre si vuole estendere la nozione di famiglia, si fa di tutto per impoverire e mortificare le famiglie che esistono già. Mentre si vuol permettere a flebili legami di dar luogo ad una famiglia, non si aiutano i giovani che vorrebbero scommettere su un "per sempre" e che non possono sposarsi per la mancanza o l'instabilità del lavoro. Mentre si vogliono permettere pratiche di filiazione innaturali, si fa poco o nulla per sostenere le famiglie che hanno bambini attraverso una vera forma di conciliazione dei tempi di vita e tempi di lavoro o attraverso la promozione di una compiuta libertà di educazione. Paradossi, forse voluti, del tempo che stiamo vivendo. Quello Cirinnà è solo un disegno di legge, al Parlamento ora spetta un gran lavoro, ma sarebbe scorretto lasciare soli i decisori politici e non assumerci tutti le nostre responsabilità.

Giovanni GUT
 




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