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23/12/2025
L'euro digitale
L’euro digitale è un progetto che sta prendendo forma all’interno della Commissione Europea con l’obiettivo dichiarato di adattare la moneta unica all’era digitale,

L’euro digitale è un progetto che sta prendendo forma all’interno della Commissione Europea con l’obiettivo dichiarato di adattare la moneta unica all’era digitale, preservando la sua rilevanza e la sua funzione pubblica in un mondo in cui l’uso del contante è sempre più in declino ed i pagamenti digitali dominano sempre più la quotidianità delle persone e delle imprese. Secondo la Banca Centrale Europea (BCE), nelle parole di Piero Cipollone e Valdis Dombrovskis [1], l’euro digitale non mira a sostituire il contante, ma ad affiancarlo come forma digitale di moneta di Banca Centrale, accessibile ovunque nell’Eurozona e progettata per rispondere alle esigenze di modernizzazione, efficienza e inclusione nei pagamenti. L’obiettivo principale è quello di garantire che la moneta pubblica rimanga una scelta reale per tutti i cittadini e che la sovranità monetaria europea non venga messa in discussione da soluzioni private o straniere che potrebbero dominare l’infrastruttura dei pagamenti digitali. In quest’ottica, l’euro digitale è concepito come uno strumento neutrale, affidabile e universalmente accettato: offre continuità con la funzione del contante e amplia la libertà di scelta nei pagamenti, consentendo alle persone di pagare sia online che offline senza dipendere da servizi privati o da contanti fisici. L’euro digitale permetterebbe anche di migliorare l’interoperabilità dei sistemi di pagamento attraverso i confini nazionali europei, riducendo la frammentazione dell’attuale panorama dei pagamenti e rafforzando la competitività e la resilienza dell’infrastruttura europea. Dal punto di vista istituzionale, le argomentazioni della BCE e dei decisori europei si concentrano su tre aspetti principali: 1) Modernizzazione e inclusione: assicurare che la moneta pubblica sia disponibile anche nella dimensione digitale, mantenendo livelli di privacy paragonabili a quelli del contante e garantendo che tutti i cittadini possano beneficiare dell’accesso a un mezzo di pagamento sicuro e pubblico; 2) Sovranità e autonomia strategica: ridurre la dipendenza dell’Europa da fornitori di pagamenti non europei e da tecnologie esterne, costruendo un’infrastruttura di pagamento robusta che possa rafforzare l’autonomia monetaria e economica dell’Unione; e 3) Resilienza e stabilità finanziaria: sostenere la continuità dei pagamenti anche in situazioni di crisi, con meccanismi come limiti di detenzione individuale per evitare deflussi di depositi dai conti bancari tradizionali e proteggere la stabilità dei mercati finanziari. Questa prospettiva, tecnica e istituzionale, tende a presentare l’euro digitale come una risposta pragmatica a sfide concrete: la digitalizzazione dei pagamenti, il declino dell’uso del contante e la necessità di rafforzare il ruolo delle istituzioni europee nei sistemi monetari e di pagamento. Tuttavia, un’interpretazione alternativa affronta la stessa tematica ma da una prospettiva di analisi politico-economica critica. Secondo questa lettura [2], l’euro digitale non è solo un avanzamento tecnico, ma ha il potenziale di diventare uno strumento con implicazioni sociali e politiche profonde. In particolare, se utilizzato in modo ambizioso, un euro digitale pubblico potrebbe: i) contrastare l’influenza delle criptovalute e delle forme di moneta private, contenendo la speculazione e rilanciando l’importanza di una moneta pubblica legittima e regolata; ii) riaffermare il ruolo delle istituzioni pubbliche nella gestione della moneta, opponendosi alla crescente privatizzazione dei servizi finanziari e alla dipendenza da attori tecnologici e finanziari globali; e iii) essere parte di una più ampia strategia di redistribuzione e di giustizia sociale, se integrato con politiche economiche che favoriscano il benessere collettivo e riducano le disuguaglianze. In questa prospettiva critica, la discussione sull’euro digitale non riguarda solo l’efficienza tecnica o la sovranità monetaria, come sostenuto da Cipollone e Dombrovskis, ma anche il modo in cui la moneta digitale può essere usata per ripensare la relazione fra moneta pubblica, mercato e società. La preoccupazione politica qui è che, in assenza di una visione tale da trasformare l’euro digitale in un veicolo di equità sociale, il progetto rischi di rafforzare strutture già esistenti di potere finanziario o di rimanere neutro rispetto alle reali esigenze della popolazione. Una questione centrale nel dibattito riguarda anche i rischi e i limiti pratici del progetto. Anche nel discorso istituzionale [evidenziato da Cipollone e Dombrovskis] emergono preoccupazioni legate potenzialmente alla stabilità finanziaria: se l’adozione di una valuta digitale centrale fosse troppo vasta, potrebbero sorgere tensioni per i depositi bancari tradizionali o per il ruolo delle banche commerciali nella creazione di credito. Per mitigarli, la BCE ha ipotizzato meccanismi come limiti di detenzione individuali e altre salvaguardie tecniche. In sintesi, due visioni si intrecciano: a) quella istituzionale, che vede l’euro digitale come un’evoluzione necessaria e controllata della moneta pubblica nell’era digitale, finalizzata a garantire continuità, stabilità e autonomia dell’euro; b) quella critica [2], che invita a considerare le possibili trasformazioni sociali e politiche dell’euro digitale, sottolineando come esso possa essere molto più di un semplice strumento di pagamento, se inserito in un quadro di politica economica più ampio. Questa dialettica fra approcci - tecnico-istituzionale da una parte e critico-politico dall’altra - mostra che l’euro digitale non è solo un progetto tecnologico: è anche una proposta che sfiora valori, scelte strategiche e visioni diverse di società e di economia, aprendo un dibattito fondamentale su come vogliamo che la moneta funzioni nel futuro della nostra comunità politica ed economica.

[1] Cipollone P. – V. Dombrovskis – A digital euro for the digital age, THE ECB BLOG, December 09, 2025, traduzione italiana sul quotidiano ‘La Repubblica’ dello stesso giorno;

[2] Lombardi L. – L’euro digitale può cambiare il mondo?, JACOBIN ITALIA, 19 dicembre 2025.

 




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