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10/12/2025
L’eredità di un evento sorprendente come lo ha definito Papa Leone XIV
Sessant’anni fa, la Chiesa cattolica chiudeva il Concilio Vaticano II, un evento destinato a segnare profondamente la storia religiosa e culturale del XX secolo.

Sessant’anni fa, la Chiesa cattolica chiudeva il Concilio Vaticano II, un evento destinato a segnare profondamente la storia religiosa e culturale del XX secolo. Alla guida di questo processo storico e spirituale, il Papa di allora Paolo VI, che seppe trasformare le istanze conciliari in una visione chiara e innovativa, definita dagli studiosi come ‘nuovo umanesimo’. Questo concetto non è solo teorico, ma concreto: un invito a considerare ogni persona nella sua interezza, nella sua dignità e nella sua vulnerabilità. L’umanesimo di Paolo VI si fonda su due pilastri principali: i) la centralità della persona e ii) l’attenzione al bene comune. L’uomo non è visto come semplice produttore o individuo isolato, ma come soggetto con interiorità, aspirazioni, relazioni e bisogno di trascendenza. Il Concilio ha infatti segnato un cambiamento radicale nell’approccio della Chiesa verso il mondo moderno. Paolo VI incoraggiava un dialogo aperto con la cultura contemporanea, le scienze, le istituzioni civili e le comunità, senza mai compromettere l’identità cristiana. La Chiesa, secondo Papa VI, deve essere ‘ancella dell’umanità’, pronta a incontrare le sfide e le trasformazioni della società con apertura e responsabilità. Oggi, l’eredità del Concilio appare più attuale che mai. Viviamo in un’epoca caratterizzata da secolarizzazione, individualismo, crisi morali e rapide trasformazioni tecnologiche e culturali. In questo contesto, il messaggio di Paolo VI rimane un modello di riferimento: un umanesimo integrale e solidale, capace di mettere la persona al centro, valorizizzando dignità, relazioni e senso della comunità. L’invito di Papa Leone è chiaro: non limitarsi a commemorare un evento storico, ma tradurre i principi del Concilio in azioni concrete e culturali. Questo significa costruire ponti tra fede e modernità, tra spiritualità e vita sociale, tra valori morali e responsabilità civica. Significa affrontare le sfide contemporanee, dalla giustizia sociale alla tutela dei diritti, dall’attenzione agli ultimi alla promozione della solidarietà, con uno sguardo umano e inclusivo. In questo senso, il ‘nuovo umanesimo’ di Paolo VI non è un’idea del passato, ma una guida per il presente e il futuro. Sessant’anni dopo, la Chiesa e la società possono ancora trarre ispirazione dal Concilio per promuovere una cultura che metta al centro la persona, valorizzi le comunità e favorisca la responsabilità condivisa. Paolo VI resta così un modello di mediatore tra tradizione e innovazione, capace di dialogare con il mondo senza rinunciare alla propria identità. La sua lezione invita a un impegno quotidiano: trasformare la memoria storica in progetto concreto, per costruire una società più umana, giusta e solidale. L’umanesimo conciliare continua a parlare alle nuove generazioni, ricordando che il cuore della vita comunitaria, sociale e spirituale è la dignità di ogni uomo.




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