Già Direttore del Dipartimento degli Affari Fiscali del Fondo Monetario Internazionale (FMI) (1981-2000);
Già Sottosegretario di Stato al MEF (2001-2003);
Tralasciamo altri prestigiosi incarichi di insegnamento e di ricerca.Il suo CV conta di quasi trenta pagine.
Noto in letteratura per essere stato il primo a misurare il ‘Tanzi Effect’ nel 1977: conosciuto anche come ‘effetto Olivera-Tanzi’, è un fenomeno economico per cui l’inflazione riduce il valore reale delle entrate fiscali dello Stato, quando vi è un lasso temporale tra il momento in cui nasce l’obbligo tributario e quello in cui le imposte vengono effettivamente riscosse. Costantino Bresciani Turroni è stato il primo a scriverne seguito da Julio H. G. Olivera nel 1967. Ma Vito Tanzi lo ha misurato per primo nel 1977 in una pubblicazione del FMI.
(m.b.)
Abbiamo raggiunto l’economista Vito Tanzi, per questa breve intervista, a Washington, più precisamente nella sua casa di Bethesda: una città che si trova a Sud nella Contea di Montgomery nel Maryland, ed a Nord-Ovest di Washington, purtroppo via email. Ho ricevuto negli anni ripetuti inviti da parte di Vito ma non sono mai riuscito a fargli visita. La recente pubblicazione del suo libro: ‘GDP, Growth and Welfare. In Pursuitof Economic Wellbeing – Routledge: London and New York’, del quale su questo blog abbiamo già pubblicato una recensione, ci consente di tornare su alcuni argomenti chiave sviluppati nella pubblicazione. Vito Tanzi ha rilasciato altre interviste a questo blog ed ha partecipato come Sottosegretario al MEF ad un Simposio sul Mezzogiorno organizzato a Selva di Fasano (Br) dal Movimento Cristiano Lavoratori (MCL) promotore del blog, il 07 marzo 2003.
D. Caro Vito vorrei innanzitutto ringraziarti per la disponibilità. E vorrei far conoscere ai lettori del blog le ragioni che ti hanno portato a riflettere sul concetto di Pil (GDP). Da quanti anni nutrivi questa insoddisfazione?
R. Prima di rispondere alla tua domanda vorrei parlare di un altro interesse che è venuto prima del Pil ma che è ad esso intimamentecollegato. Anche il problema della iniqua distribuzione dei redditi mi ha interessato molto negli ultimi anni e continua adinteressarmi. La gente comune non si rende conto che non può esserci una vera democrazia in un Paese in cui convivono ultramiliardari e persone costrette a vivere per strada. Il libero mercato non ha certo bisogno di produrre Elon Musk e compagnia. Tornando alla domanda. La prima ragione che mi ha portato a riflettere sul concetto di GDP (Pil) è proprio il fatto che esso ha rilevanza per i Paesi nel loro complesso, ma non necessariamente per le persone che vi abitano. Mentre la seconda riguarda il danno che stiamo arrecando all'ambiente. Le esternalità negative (che sono il contrappasso alla crescita) sono oramai un aspetto che non possiamo più ignorare nelle nostre definizioni di ‘ottimo economico’. Esistono anche ragioni di carattere sociale. Penso, per esempio, al sentimento di non appartenere più ad una vera comunità.
D. Come hai accolto la novità nelle previsioni del FMI contenute nel World Economic Outlook dell’aprile scorso ovvero il passaggio da un sistema che cercava di prevedere il futuro ad uno che deve imparare a convivere con l'incertezza che diviene una condizione strutturale e non una variabile temporanea da gestire come rischio.
R. L'incertezza sul futuro è divenuta una caratteristica intrinseca del mondo di oggi. All'incertezza economica e ambientale si è aggiunta anche quella politica. È difficile prevedere in quale mondo vivremo tra cinquant'anni. Non esiste più una concezione del progresso paragonabile a quella che caratterizzava il XIX secolo. Anche la speranza, ultima dea, sembra essere venuta meno.
Un aumento annuale del 3% dei redditi nazionali: quale mondo ci consegnerebbe tra cinquant'anni? Sarebbe davvero un mondo molto più felice? Ne dubito. Un altro problema riguarda l'incertezza legata al valore di ciò che consumiamo e utilizziamo. Oggi aggiungiamo ai nostri bisogni una quantità di servizi che, fino a poco tempo fa, non avremmo nemmeno immaginato di desiderare. Durante la Rivoluzione industriale, ciò che veniva prodotto rispondeva generalmente a bisogni e desideri ben riconoscibili. Non è più così oggi con la Rivoluzione digitale.
D. E dulcis in fundo quali sono i tuoi argomenti di ricerca attuali?
R. Sto cercando di portare a termine un nuovo libro, che sarà probabilmente il mio ultimo, considerata la mia età (il 29 novembre prossimo saranno 91 anni n.d.r.). Il libro metterà l'accento sull'incertezza economica e sul fatto che i sistemi, soprattutto quelli economici, stanno diventando progressivamente più complessi. In un certo senso, sarà una sorta di critica al libro di Paul Samuelson del 1947, The Foundations of EconomicAnalysis. [Le ‘Foundations’ di P. Samuelson costituiscono uno dei testi fondamentali della formalizzazione matematica dell’economia moderna. Nel quale vi è l’inserimento dell’incertezza nella formalizzazione matematica del comportamento economico, n.d.r.].