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13/07/2026
È tempo di una macroeconomia civile
Esiste un modo diverso di pensare la macroeconomia. È la proposta contenuta nel working paper ‘Civil Macroeconomics’, elaborato dagli economisti

. Il loro contributo non si limita a suggerire alcune correzioni da apportare ai modelli economici tradizionali: propone un vero cambio di paradigma, destinato ad alimentare il dibattito sulle finalità della politica economica e sul ruolo delle Istituzioni nei sistemi economici contemporanei. Per decenni la teoria macroeconomica ha cercato di spiegare il funzionamento delle economie nazionali attraverso modelli sempre più sofisticati, ma fondati su un'ipotesi sorprendentemente semplice: quella dell'individuo razionale che massimizza il proprio interesse e che, aggregato a milioni di altri individui identici, rappresenta l'intera società. Da questa impostazione è derivata anche una visione della politica economica come esercizio essenzialmente tecnico, orientato a mantenere sotto controllo l’inflazione, il debito pubblico ed il ciclo economico.Eppure il mondo degli ultimi vent'anni racconta una storia diversa. Le crisi finanziarie, la pandemia, il conflitto russo-ucraino, il cambiamento climatico, l'aumento delle disuguaglianze, la perdita di fiducia nelle Istituzioni e la crescente polarizzazione politica non appaiono più come eventi eccezionali, ma come elementi strutturali dei nostri sistemi economici. Fenomeni che difficilmente possono essere interpretati come semplici imperfezioni di un sistema altrimenti efficiente. Secondo Becchetti, Biondo, Chiappero-Martinetti, Ferri e Signorelli, è proprio su questo terreno che emergono i limiti della teoriamacroeconomica dominante. L'economia non può più essere descritta come la semplice sommatoria delle decisioni di individui isolati. È piuttosto un sistema complesso, nel quale le relazioni tra persone, imprese, Istituzioni e comunità generano beni comuni (proprietà collettive): come la fiducia, la cooperazione, la credibilità delle Istituzioni e le aspettative condiviseche influenzano direttamente crescita, produttività e resilienza. Da questa prospettiva viene meno anche un altro pilastro della teoria dominante: la presunta neutralità delle politiche economiche. Ogni decisione di una banca centrale, ogni legge di bilancio del Ministero dell’Economioa, ogni regolazione dei mercati modifica inevitabilmente gli incentivi, la distribuzione delle opportunità e, soprattutto, la qualità delle relazioni economiche e sociali. Non esistono politiche neutrali: esistono politiche che rafforzano la fiducia e la cooperazione oppure che alimentano comportamenti estrattivi, miopia e frammentazione. La domanda, dunque, non è più se lo Stato debba intervenire, ma con quale finalità. La macroeconomia civile propone che l'obiettivo delle politiche pubbliche non debba essere soltanto la stabilizzazione degli indicatori economici tradizionali (Pil, disoccupazione, inflazione, …), ma la promozione di un benessere sostenibile e inclusivo. Significa orientare il credito verso investimenti socialmente ed ecologicamente utili, utilizzare la politica fiscale per rafforzare le capacità delle persone e delle comunità, gestire il debito pubblico con una prospettiva di giustizia intergenerazionale e promuovere un commercio internazionale aperto ma fondato su standard comuni in materia di lavoro, ambiente e diritti. Al centro di questa visione vi è il concetto di generatività: la capacità delle Istituzioni, delle imprese e delle politiche pubbliche di creare condizioni affinché persone e comunità possano sviluppare le proprie capacità, cooperare e costruire valore anche per le generazioni future. La crescita economica resta importante, ma diventa uno strumento e non il fine ultimo dello sviluppo. In questa prospettiva cambia anche il modo di interpretare i fallimenti del sistema economico. Non basta correggere i fallimenti del mercato. Occorre prevenire e contrastare i fallimenti del bene comune: tutte quelle situazioni in cui si deteriorano la fiducia, la qualità delle istituzioni, il capitale sociale e ambientale, cioè le condizioni che rendono possibile il funzionamento stesso dei mercati. La proposta avanzata da Becchetti, Biondo, Chiappero-Martinetti, Ferri e Signorelli non pretende di sostituire il rigore analitico con un generico richiamo ai valori. Ambisce, piuttosto, ad ampliare gli strumenti della disciplina economica affinché essa riesca a comprendere dimensioni della realtà che oggi risultano decisive ma che i modelli tradizionali tendono a mettere in secondo piano.Le grandi sfide del nostro tempodalla transizione ecologica all'invecchiamento della popolazione, dalla rivoluzione tecnologica alle tensioni geopolitiche, richiedono una teoria economica capace di riconoscere che prosperità, resilienza e benessere dipendono tanto dalla qualità delle relazioni quanto dall'efficienza dei mercati. Forse la vera innovazione della macroeconomia civile è proprio questa: ricordare che un'economia cresce davvero quando, insieme al Pil, cresce anche la capacità di una società di generare fiducia, cooperazione e futuro.




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