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08/07/2026
Il metodo Prevost: la forza del tempo lungo
Per molti mesi Papa Leone XIV è stato un enigma. Ciascuno ha cercato di interpretare l’operato di Robert Francis Prevost attraverso le proprie categorie
Per molti mesi Papa Leone XIV è stato un enigma. Ciascuno ha cercato di interpretare l’operato di Robert Francis Prevost attraverso le proprie categorie: i) il continuatore di Papa Bergoglio, ii) il restauratore della tradizione, iii) il Papa americano destinato a dialogare preferibilmente con Washington oppure iv) il pontefice chiamato a riequilibrare gli assetti interni della Chiesa. In realtà, il tratto distintivo del suo pontificato col passare del tempo sembra essere un altro: la capacità di sottrarsi alle categorie nelle quali gli osservatori cercano di ingabbiarlo. Più che un papa dell'equilibrio, Leone XIV appare sempre più un papa del metodo.Massimo Franco, in un recente editoriale sul Corsera (martedì 30 giugno online, 01 luglio cartaceo) ha colto un elemento essenziale quando descrive una leadership fondata su unità, prudenza e autorevolezza. La prudenza, tuttavia, non va confusa con l'indecisione. Al contrario, sembra rappresentare una precisa strategia di governo: evitare lo scontro fine a sé stesso, riaffermare con fermezza il ruolo del papato e ricostruire progressivamente la credibilità delle istituzioni ecclesiastiche. Le vicende dei lefebvriani, il confronto con Donald Trump e la ricomposizione dei rapporti all'interno del mondo cattolico mostrano un filo conduttore: 1) includere quando possibile, 2) decidere quando necessario. È qui che la formazione matematica di Leone XIV offre una chiave interpretativa sorprendentemente efficace. Prima di entrare in seminario, infatti, il futuro pontefice studiò matematica conseguendo un bachelor. Non è una curiosità biografica, ma forse una lente attraverso la quale leggere il suo modo di governare. La teoria dei giochi insegna che esistono due modi di affrontare i conflitti. C'è chi considera ogni partita come un episodio isolato (one shot), cercando il massimo vantaggio immediato, e chi invece sa di giocare in una relazione destinata a durare nel tempo. Nel primo caso prevalgono aggressività, pressione e spettacolarizzazione dello scontro; nel secondo, invece, contano reputazione, affidabilità e coerenza. La Chiesa cattolica, con i suoi duemila anni di storia, è probabilmente l'Istituzione che più di ogni altra vive secondo questa seconda logica. Il suo orizzonte non coincide con il ciclo elettorale né con quello mediatico. Ma è caratterizzato dal tempo lungo della storia.Anche il confronto col Presidente americano Donald Trump può essere letto in questa prospettiva. Di fronte ai suoi attacchi, Leone XIV non ha scelto né il silenzio né la polemica permanente. Ha risposto con chiarezza, senza accettare però di farsi trascinare nel terreno dello scontro quotidiano. È una differenza non soltanto di stile, ma di strategia. Mentre la politica contemporanea tende a massimizzare il consenso immediato, il papato continua a investire sulla costruzione della credibilità di un'autorità destinata a durare. Lo stesso vale per la politica ecclesiale. La scelta di dialogare con ambienti tradizionalisti spesso in tensione con il pontificato precedente, il rafforzamento della Curia e della diplomazia vaticana, la riaffermazione dell'unicità dell'autorità papale dopo le lacerazioni degli ultimi anni non sono segnali di restaurazione, bensì tentativi di ricomporre una comunità frammentata. L'obiettivo non sembra essere quello di prevalere inuna contrapposizione, ma riportare tutti all'interno di una cornice istituzionale condivisa. È una logica che ricorda ciò che gli studiosi della teoria dei giochi chiamano ‘l'ombra del futuro’: quando si sa che le relazioni continueranno, conviene preservare la fiducia più che ottenere una vittoria immediata. In questa prospettiva, la pazienza non è una virtù passiva ma uno strumento di governo. Anche il rapporto con l'intelligenza artificiale (IA) conferma questa impostazione. L'episodio raccontato dallo stesso Leone XIV in un incontro coi vescovi spagnoli ne è testimonianza. L’IA da lui interpellata, dopo la pubblicazione dell’Enciclica ‘Magnifica Humanitas’, che suggerisce cosa avrebbe detto papa Bergoglio e la sua risposta: ‘Credo che ora ci sia un altro Papa’, è molto più di una battuta. Esprime l'idea che la tecnologia possa assistere il discernimento, ma non sostituire la responsabilità personale e l'autorità delle Istituzioni. Nell'epoca degli algoritmi, Prevost sembra voler riaffermare il primato del giudizio umano. Forse è questa la novità del suo pontificato. Non un cambio di dottrina né una semplice alternanza rispetto ai predecessori, ma una diversa concezione del potere. Un potere che non vive di improvvisazione, non rincorre il consenso delmomento e non si lascia definire dagli avversari. Un potere che costruisce condizioni di stabilità, ricompone le fratture e accetta che alcuni risultati possano maturare soltanto nel tempo. Se una interazione è destinata a durare nel tempo serve cooperazione. Quest’ultima si mantiene solida solo finché l’‘ombra del futuro’ è ‘sufficientemente lunga’, ovvero c’è una probabilità elevata che l’interazione continui. In assenza di un futuro, la tentazione di non rispettare gli accordi torna ad essere dominante. Il metodo Prevost, allora, consiste proprio in questo: governare senza fretta, esercitare l'autorità senza ostentazione, parlare con tutti senza rinunciare ai propri principi. In un'epoca dominata dalla velocità, dall'emotività e dalla polarizzazione, la scelta più controcorrente potrebbe essere quella di chi continua a ragionare secondo il tempo lungo della storia. In questo solco lo spessore del suo pontificato potrebbe aumentare se riuscisse a convocare un Concilio Vaticano III.

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