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21/06/2026
La sovranità reciproca: la terza via per l'Europa del XXI secolo
Europa si trova oggi a fronteggiare un paradosso che nessun Trattato è ancora riuscito a risolvere completamente. Le grandi sfide del nostro tempo: dalla difesa comune alla sicurezza energetica, dalla competitività tecnologica

Europa si trova oggi fronteggiare  un paradosso che nessun Trattato è ancora riuscito a risolvere completamente. Le grandi sfide del nostro tempo: dalla difesa comune alla sicurezza energetica, dalla competitività tecnologica alla stabilità finanziaria, hanno oramai una dimensione continentale. Eppure la legittimazione democratica continua a risiedere prevalentemente negli Stati nazionali. È il nodo irrisolto dell'integrazione europea: come governare beni e interessi comuni senza trasformare l'Unione in uno Stato federale? E come evitare, nel contempo, che il semplice coordinamento tra Governi nazionali si riveli insufficiente di fronte a crisi sempre più interconnesse? La proposta della sovranità reciproca, avanzata dall'economista Hans Gersbach (*), offre una risposta innovativa che merita attenzione. Non si tratta di abolire la sovranità nazionale, né di trasferirla integralmente a Bruxelles. Al contrario, si tratta di ripensarla alla luce della stagione che stiamo vivendo. Per secoli la sovranità è stata concepita come indipendenza: uno Stato è sovrano perché decide autonomamente entro i propri confini. Ma nel mondo attuale questa definizione mostra tutti i suoi limiti. Le decisioni prese a Parigi, Berlino o Roma possono produrre conseguenze economiche, finanziarie e politiche che ricadono sugli altri Paesi europei. L'interdipendenza non è più una scelta, ma un dato di fatto. Da qui l'idea di una sovranità che non si misura soltanto nella libertà di agire senza interferenze esterne, ma anche nella capacità democratica di assumere responsabilità condivise. In questa prospettiva, gli Stati restano sovrani proprio perché scelgono di partecipare a relazioni istituzionalizzate di reciproca responsabilità. La crisi dell'euro ha mostrato con chiarezza il problema. Quando un Paese accumula deficit eccessivi o debiti pubblici insostenibili, i rischi non restano confinati entro i suoi confini. Possono minacciare la stabilità dell'intera Eurozona. Tuttavia, gli altri Stati, pur esposti alle conseguenze, non dispongono di strumenti democratici per incidere sulle decisioni che generano tali rischi. È qui che entra in gioco il principio della sovranità reciproca: nessuna responsabilità condivisa senza una corrispondente partecipazione alle decisioni. Se le scelte di un Paese producono obblighi o rischi significativi per altri, questi ultimi devono avere una voce nei processi di autorizzazione politica. La proposta si traduce in quello che Gersbach definisce il triplo nodo democraticoi) finanziamento comune, ii) autorizzazione reciproca e iii) responsabilità reciproca. In altre parole, chi partecipa ai costi di un progetto europeo deve poter contribuire alle decisioni che lo riguardano; chi beneficia della solidarietà comune deve accettare forme di controllo e trasparenza condivise. L'idea più innovativa riguarda la possibilità di un'approvazione parlamentare reciproca. Se un Governo nazionale decidesse di superare determinate soglie di deficit o debito, i parlamenti degli altri Paesi maggiormente esposti alle conseguenze potrebbero essere chiamati a esprimere il proprio consenso. Non si tratterebbe di un commissariamento della sovranità nazionale, ma del riconoscimento che le decisioni con effetti transfrontalieri richiedono una legittimazione democratica altrettanto transnazionale. Naturalmente una simile proposta suscita interrogativi. Dove finisce l'autonomia nazionale? Chi decide quali rischi giustificano un intervento esterno? Come evitare che il sistema diventi eccessivamente complesso o paralizzante? Sono domande legittime, che richiedono risposte istituzionali precise. Tuttavia, il merito della teoria della sovranità reciproca è quello di spostare il dibattito europeo oltre l'alternativa tradizionale tra federalismo e intergovernativismo. Per troppo tempo il confronto si è ridotto alla scelta tra più Europa o meno Europa. Oggi forse la questione è diversa: quale tipo di Europa può garantire contemporaneamente efficacia politica e legittimità democratica? L'Unione Europea è nata come progetto di pace fondato sulla cooperazione tra nazioni sovrane. Nel XXI secolo potrebbe evolvere in qualcosa di nuovo: una comunità politica nella quale la sovranità non viene sacrificata, ma esercitata attraverso la responsabilità reciproca. In un'epoca segnata da sfide globali e interdipendenze sempre più profonde, questa potrebbe essere la vera innovazione costituzionale europea: non la rinuncia alla sovranità, ma la sua trasformazione da principio di separazione a principio di corresponsabilità.

Gersbach, H. (2026), "Reciprocal Sovereignty: A Third Constitutional Tradition for Europe. Resilience through SharedResponsibility among Sovereign Democracies", CEPR.




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