Le Considerazioni Finali del Governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta di quest’anno segnano, pur col linguaggio misurato tipico dei Banchieri Centrali, la fine di un’illusione che ha accompagnato l’Europa negli ultimi decenni. Quella secondo la quale la stabilità economica fosse una condizione permanente e non il prodotto di un equilibrio geopolitico irripetibile. Energia a basso costo, globalizzazione efficiente, commercio relativamente neutrale, sicurezza garantita dagli Stati Uniti e inflazione compressa avevano alimentato l’idea che la politica economica potesse limitarsi ad una gestione tecnica dello status quo. In quel contesto, i Governatori operavano quasi come ingegneri amministrativi: regolavano i tassi d’interesse, le aspettative e laliquidità per correggere gli squilibri del ciclo economico. Oggi, però, gli shock che colpiscono l’economia europea non sono più temporanei ma strutturali. Ed è proprio questo il punto centrale delle riflessioni del Governatore Panetta: la stabilità monetaria non può più essere considerata soltanto una funzione tecnica, perché sta diventando una risorsa geopolitica sempre più difficile e costosa da preservare. Il modello europeo era stato costruito su tre pilastri oggi in crisi simultaneamente: i) accesso a energia economica, ii) globalizzazione stabile e iii) protezione strategica americana. L’Europa ha potuto concentrarsi su export, regole fiscali e disciplina monetaria perché sicurezza ed equilibrio geopolitico erano garantiti da altri. Oggi, invece, energia, commercio e catene del valore sono diventati strumenti di competizione strategica. La sicurezza economica coincide sempre più con la sicurezza nazionale. In questo scenario, il tradizionale approccio delle banche centrali mostra tutti i suoi limiti. Gli strumenti restano gli stessi: tassi d’interesse, liquidità e gestionedelle aspettative, ma le cause dell’inflazione non derivano più soprattutto dalla domanda interna. Gli aumenti dei prezzi recenti sono stati alimentati da shock energetici, tensioni geopolitiche, frammentazione commerciale e riallocazioni industriali. Tuttavia, la politica monetaria dispone essenzialmente di una sola leva: comprimere la domanda aggregata (consumi + investimenti) attraverso condizioni finanziarie più restrittive. Ne deriva una contraddizione evidente. Ogni rialzo dei tassi d’interesse necessario a contenere l’inflazione importata comporta contemporaneamente maggior costo del debito pubblico, riduzione del credito e rallentamento della crescita. In sostanza, le Banche Centrali stanno cercando di correggere problemi energetici, industriali e strategici con strumenti pensati per il ciclo economico. Non è un caso che nel linguaggio delle Istituzioni europee compaiano sempre più termini come resilienza, autonomia strategica e sicurezza economica. Fino a pochi anni fa sarebbero sembrati estranei al lessico delle Banche Centrali: oggi riflettono la progressiva fusione tra politica monetaria, politica industriale e geopolitica. Il nodo vero riguarda però il progetto europeo stesso. L’Unione ambisce all’autonomia strategica senza una piena integrazione fiscale. Vuole investimenti comuni senza un debito europeo permanente, cerca sovranità tecnologica mantenendo vincoli pensati per un’altra fase storica. In pratica, tenta di ottenere i risultati di uno Stato federale senza accettarne l’architettura politica. Eppure, la nuova fase storica richiede enormi investimenti in difesa, energia, infrastrutture tecnologiche e transizione industriale. È difficile immaginare che il modello attuale possa sostenere a lungo queste esigenze senza un salto di integrazione politica e fiscale. Il messaggio implicito di Fabio Panetta sembra proprio questo: la politica monetaria non può continuare da sola a compensare le fragilità strutturali dell’Unione. Negli ultimi anni le Banche Centrali, in giro per il mondo, hanno guadagnato tempo, neutralizzando crisi del debito, la pandemia e gli shock energetici attraverso liquidità abbondante e compressione degli spread. Ma il mondo che sta emergendo è più frammentato, protezionista e conflittuale. In un contesto simile, la stabilità economica tende inevitabilmente a diventare più costosa. Per questo le ‘Considerazioni’ di quest’anno di Panetta appaiono meno come una riflessione congiunturale sui tassi e più come la diagnosi della fine di un’epoca. L’illusione di una globalizzazione stabile e automaticamente disinflazionistica si sta esaurendo. E con essa anche l’idea che la politica monetaria possa restare separata dalla geopolitica.
La vera questione non riguarda quindi la prossima manovra dei tassi della BCE, ma la capacità dell’Europa di costruire istituzioni politiche, fiscali e strategiche adeguate ad un mondo in cui la sicurezza economica è tornata a essere una forma di potenza.