Il ritorno dell’inflazione al centro del dibattito economico nell'ultimo lustro, dopo un lungo periodo di relativa stabilità dei prezzi, ha riaperto lo spazio per il recupero di idee e approcci teorici che per anni erano rimasti confinati nei magazzini dei ricordi. In questo contesto si colloca la riflessione sul contributo congiunto di Franco Modigliani ed Ezio Tarantelli, il cui lavoro sulla moderazione salariale e sullo scambio politico rappresenta ancora oggi una fonte di insegnamenti rilevanti. Il loro dialogo intellettuale, sviluppatosi soprattutto negli anni ‘980, non fu semplicemente un rapporto tra maestro e allievo, ma una vera e propria collaborazione scientifica che portò alla costruzione di un quadro teorico condiviso e a una serie di proposte di politica economica innovative. Modigliani svolse un ruolo determinante nell’elaborazione del progetto di Tarantelli, contribuendo sia sul piano teorico sia su quello delle indicazioni operative. La loro visione comune partiva da un’impostazione keynesiana dell’economia, nella quale il livello dell’occupazione è determinato dalla domanda aggregata e in cui assumono un ruolo cruciale elementi come i flussi in entrata e uscita dal mercato del lavoro, la segmentazione e l’eterogeneità della forza lavoro. Tali caratteristiche, oggi ampiamente integrate nei modelli macroeconomici contemporanei, testimoniano la capacità anticipatrice del loro approccio e ne confermano la persistente attualità. Un altro pilastro della loro analisi riguarda il funzionamento dei mercati dei beni, descritti come contesti di concorrenza monopolistica con differenziazione del prodotto. In questo quadro, le imprese fissano i prezzi applicando un margine sui costi marginali (mark-up), e la presenza di rigidità nei prezzi implica che la politica monetaria non sia neutrale (*). Essa incide infatti su produzione e occupazione attraverso la domanda aggregata (consumi e investimenti). La relazione tra inflazione corrente, inflazione attesa e costi marginali trova espressione nella curva di Phillips (che indica una relazione tra andamento dell’inflazione e della disoccupazione), reinterpretata in chiave coerente con questa impostazione. L’aspetto forse più innovativo della proposta di Ezio Tarantelli, fortemente sostenuta da Franco Modigliani, non risiede tanto nel riconoscimento del ruolo attivo dei sindacati come attori di politica economica, né nella semplice idea di programmare l’inflazione. Il contributo decisivo consiste piuttosto nell’intuizione che, per guidare l’inflazione verso un obiettivo prefissato, sia necessario dotare il sistema di un meccanismo di coordinamento delle aspettative. In alternativa alle politiche monetarie restrittive basate su regole rigide, credibilità delle Banche Centrali e tassi di interesse elevati, strumenti che operano spesso attraverso la compressione della domandaaggregata e l’aumento della disoccupazione (la corda del boia): la proposta di Tarantelli suggerisce un approccio fondato sul coordinamento tra le parti sociali. In sistemi economici caratterizzati da incertezza e non prevedibilità piena (non ergodicità), strumenti come un’inflazione programmata e salari negoziati a livelli contenuti (agganciati all’andamento della produttività) possono fungere da àncore per le aspettative. In questa prospettiva, convenzioni sociali e accordi collettivi diventano dispositivi fondamentali di coordinamento, capaci di orientare il comportamento di imprese e lavoratori. Se tali accordi risultano credibili e condivisi, le imprese tenderanno a fissare i prezzi in linea con l’inflazione programmata, contribuendo così ad allineare l’inflazione effettiva all’obiettivo stabilito. L’esperienza italiana offre un esempio concreto dell’efficacia di questo approccio. Le politiche di moderazione salariale e concertazione tra le parti sociali adottate nella seconda metà degli anni ‘980 contribuirono in modo significativo alla riduzione dell’elevata inflazione, culminando nell’eliminazione della scala mobile avvenuta nel 1993. Questo dimostra che una politica dei redditi ben congegnata e condivisa può rappresentare uno strumento efficace di controllo dell’inflazione, e complementare (e non necessariamente alternativo) alle politiche monetarie tradizionali. Tuttavia, il contesto attuale presenta nuove sfide. Durante i decenni di bassa inflazione, i regimi di 'inflation targeting' adottati dalle Banche Centrali hanno svolto efficacemente la funzione di ancorare le aspettative. Oggi, di fronte ad un ritorno di pressioni inflazionistiche, emerge il dubbio che il solo impegno delle autorità monetarie sia sufficiente a prevenire spirali prezzi-salari. La lezione di Modigliani e Tarantelli invita alla prudenza: il coordinamento funziona solo se esiste un accordo, esplicito o implicito, sulla distribuzione del reddito. Le recenti dinamiche, caratterizzate da aumenti dei prezzi e dei salari spesso disallineati e da profondi cambiamenti sociali, rischiano di compromettere tale equilibrio. Queste problematiche risultano particolarmente evidenti nell’Eurozona, dove persistono forti asimmetrie tra i paesi membri in termini di struttura produttiva e competitività. Una politica monetaria unica, orientata ad un obiettivo medio di inflazione, tende a favorire le economie più efficienti e flessibili, accentuando gli squilibri tra paesi. In questo contesto, il recupero di meccanismi di scambio politico sul modello di Modigliani e Tarantelli potrebbe contribuire a riequilibrare tali divergenze. Ad esempio, i sindacati potrebbero accettare una temporanea moderazione salariale, consentendo una maggiore quota dei guadagni di produttività destinata ai profitti, in cambio di benefici futuri quali maggiori opportunità occupazionali, investimenti, crescita della produttività e miglioramento dei servizi pubblici. In definitiva, il contributo di Modigliani e Tarantelli non solo mantiene una sorprendente attualità, ma offre anche spunti preziosi per affrontare le sfide della politica economica contemporanea. La loro enfasi sul ruolo del coordinamento sociale, sulla condivisione degli obiettivi e sull’equilibrio nella distribuzione del reddito suggerisce che la lotta all’inflazione non possa essere affidata esclusivamente agli strumenti tecnici della politica monetaria, ma richieda un più ampio consenso sociale e istituzionale. Proprio per questo, il loro insegnamento merita oggi di essere riscoperto e approfondito con rinnovata attenzione. Per chi volesse iniziare a farlo c’è questo recente studio dal quale abbiamo tratto ispirazione: Ciccarone G., G. Di Bartolomeo (2026) – Franco Modigliani and Ezio Tarantelli on WageModeration and Political Exchange: A Lesson to Be Learned in the New Age of Inflation, History of Political Economy 58:2.
(*) I manuali di macroeconomia che illustrano bene questo approccio sono, tra gli altri, il ‘Olivier Blanchard’ giunto alla nona edizione, ed i classici ‘Dornbusch - Fischer – Startz’ e ‘Robert Gordon’.