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17/03/2026
Le quattro comunità alla luce della teoria dei beni comuni di Elinor Ostrom
In un precedente articolo apparso su questo blog abbiamo ripreso e sviluppato il concetto che la società moderna possa essere rappresentata come un sistema composto da quattro comunità interdipendenti:

In un precedente articolo apparso su questo blog abbiamo ripreso e sviluppato il concetto che la società moderna possa essere rappresentata come un sistema composto da quattro comunità interdipendentii) quella scientifica, ii) quella economica, iii) quella civile e iv) quella politica. Il progresso civile ed economiconasce e prospera dal loro coordinamento in Istituzioni orientate al bene comune. Schematicamente. La scienza produce conoscenza come bene pubblico attraverso cooperazione e metodo condiviso. L’economia trasforma la conoscenza in beni e servizi, ma il mercato presenta limiti come esternalità e asimmetrie informative. A questo punto entra in gioco la società civile che integra mercato e Stato tramite la solidarietà, la reciprocità e la produzione di capitale sociale. La politica in siffatta dinamica dovrebbe avere il ruolo di coordinare il sistema, ma oggi appare troppo spesso concentrata sul breve periodo. Il rinnovamento della politica è quindi essenziale per evitare squilibri e garantire un progresso sostenibile. Ora rivisitiamo queste connessioni attraverso la lente teorica elaborata dal premio Nobel dell’economia (2009) Elinor Ostrom (1933-2012) nello studio dei beni comuni e dei sistemi di Governance policentrici. L’approccio ostromiano consente di superare la tradizionale dicotomia Stato–mercato, mostrando come il funzionamento efficiente e sostenibile di sistemi complessi come quelli attuali dipenda da assetti istituzionali multilivello, fondati sulla cooperazione, sulla fiducia e su regole condivise. In questa prospettiva, ciascuna delle quattro comunità può essere intesa come un sottosistema di Governance, dotato di proprie regole operative, di meccanismi di incentivo e di specifiche forme di responsabilità (accountability). Il progresso civile non è il risultato dell’egemonia di una di esse, bensì dell’equilibrio dinamico tra queste comunità all’interno di un sistema policentrico. La comunità scientifica rappresenta un caso paradigmatico di gestione cooperativa di un bene comune. La conoscenza scientifica possiede, infatti, molte delle caratteristiche dei beni comuni (common): è non rivale, cumulativa e il suo valore aumenta con l’uso condiviso. Come mostrano implicitamente i risultati di Ostrom, la scienza funziona non grazie a un’autorità centrale onnipotente, ma attraverso un insieme di regole endogenepeer review, reputazione, priorità delle scoperte, sanzioni informaliche incentivano comportamenti cooperativi e scoraggiano l’opportunismo. La comunità scientifica dimostra così che la tragedia dei beni comuni’ (secondo la quale i beni comuni vengono sovrasfruttati se non controllati dallo Stato o privatizzati) non è un destino inevitabile, ma una possibilità contingente che può essere evitata attraverso Istituzioniadeguate. La comunità economica, dal punto di vista ostromiano, opera in un contesto più ambiguo. Da un lato, il mercato è un potente meccanismo di coordinamento decentralizzato; dall’altro, quando le risorse condivise: ambiente, salute pubblica, stabilità socialenon sono protette da regole efficaci, emergono dinamiche di sfruttamento e di esternalizzazione dei costi. Le esternalità negative possono essere lette come fallimenti nella Governancedei beni comuni: risorse comuni vengono degradate perché nessun attore ha incentivi sufficienti a preservarle nel lungo periodo. In questo senso, il problema non è l’attività economica in sé, ma l’assenza o l’inadeguatezza delle Istituzioni’ che regolano l’accesso e l’uso delle risorse condivise. La comunità civile da parte sua assume un ruolo centrale nella teoria di Ostrom come depositaria del capitale sociale. Fiducia, norme di reciprocità e reti di cooperazione costituiscono prerequisiti indispensabili per l’autogoverno dei beni comuni. Attraverso pratiche di volontariato, mutualismo e sussidiarietà, la società civile contribuisce a costruire e mantenere quelle relazioni di fiducia senza le quali nessun sistema policentrico può funzionare. Essa agisce spesso come livello intermedio di Governance, capace di adattare le regole generali ai contesti locali e di rispondere in modo flessibile a bisogni specifici, riducendo i costi di controllo e aumentando la legittimità delle Istituzioni. La comunità politica, infine, dovrebbe svolgere una funzione di architettura istituzionale del sistema policentrico. In linea con l’analisi di Ostrom, il compito della politica non è quello di sostituirsi alle altre comunità con soluzioni centralizzate, ma di creare un quadro di regole che permetta loro di auto-organizzarsi efficacemente. Ciò include il riconoscimento delle Istituzioni locali, il sostegno a forme di Governance multilivello e la capacità di apprendere dall’esperienza. Tuttavia, la crisi della politica contemporanea può essere interpretata come un fallimento di questa funzione: invece di facilitare la cooperazione, la politica tende a concentrarsi sulla redistribuzione di risorse date e sulla competizione per il potere, indebolendo la fiducia e ostacolando la costruzione di regole condivise. In termini ostromiani, si potrebbe affermare che la comunità politica sta erodendo le condizioni istituzionali che rendono possibile la gestione sostenibile dei beni comuni. L’indebolimento dei meccanismi di partecipazione, la scarsa responsabilizzazione dei decisori e la perdita di credibilità delle Istituzioni compromettono la capacità del sistema di auto-correggersi. Ne risulta un paradosso: mentre la complessità sociale aumenta e richiederebbe assetti policentrici sempre più sofisticati, la politica tende a semplificare in modo regressivo, oscillando tra centralismo inefficace e deregolazione miope. Alla luce delpensiero di Elinor Ostrom, il rischio di una regressione civile non deriva pertanto dall’insufficienza dell’operato della scienza, dell’economia o della società civile, ma dalla crisi della Governance complessiva. Senza una comunità politica capace di riconoscere, proteggere e coordinare i diversi livelli di azione collettiva, anche i sistemi cooperativi più virtuosi possono degenerare. Il rinnovamento della politica appare pertanto come una condizione necessaria per preservare i beni comuni fondamentalimateriali, istituzionali e cognitivisu cui si fonda il progresso della civiltà contemporanea.

 




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