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17/06/2022
La grande sfida della “riabilitazione della politica e della rappresentanza”
Valorizzare il civismo e reclamare un’attenzione da parte delle forze politiche.

“L’astensione non è un dato umorale, è serio fatto politico”, rispondendo a un lettore di “Avvenire” che invitava a indicare i risultati dei partiti in rapporti al corpo elettorale complessivo oltre che percentualmente ai partecipanti, così ha ben evidenziato il direttore Marco Tarquinio. Questo “serio fatto” dovrebbe essere al centro della riflessione. Ci dovrebbero “mettere testa” non solo e non tanto gli attuali attori sulla scena della “partitocrazia senza partiti”, ma anche le soggettività sociali che sono sicuramente immerse (corresponsabili?) in questo “svuotamento della democrazia”. Uno scadimento d’interesse e di proposta che viene solo in parte arginato dalla permanenza di quel giacimento di “capitale sociale” che è il civismo. Oltre al mancato raggiungimento del quorum ai cinque referendum sulla giustizia, dell’election day di domenica scorsa, come è già stata messo in luce da Pietro Giubilo su queste colonne virtuali, colpisce negativamente la diserzione di quasi metà degli elettori chiamati a scegliere il sindaco e rinnovare i consigli comunali in 971 Comuni. E quanto più alto sarebbe stato, se ancora non scorresse la “vena civica” (comunque a rischio inaridimento; come dimostra la difficoltà nel formare liste in tanti piccoli comuni, dove spesso è solo una la proposta elettorale avanza ai/dai cittadini). Un dato per molti atteso, certo, che conferma trend ormai stabili. La questione astensionismo, tanto dal punto di vista tecnico quanto con una vera presa di coscienza politica, non può più essere relativizzata nella sua portata e incidenza sulla “qualità democratica”.

Sul fronte tecnico, ma già evidentemente portatore di un contenuto politico, si può partire dalle valutazioni e proposte pratiche contenute nel Libro bianco “Per la partecipazione dei cittadini, come ridurre l’astensionismo e agevolare il voto” frutto del lavoro della Commissione di esperti istituita Ministro per i rapporti col Parlamento, Federico D’Incà, il 22 dicembre dello scorso anno, per indagarne le cause e proporre soluzioni in grado di arginare questo fenomeno, da anni in crescita nel nostro Paese. Nella Commissione, presieduta dal professor Franco Bassanini, statistici e politologi politologo esperti in materia elettorale. Digitalizzazione e postalizzazione, ampliamento dei luoghi di voto (non solo istituti scolastici) e altre facilitazioni: queste le linee su cui si dà indicazione di agire. Queste risposte procedurali, però, possono avere un impatto solo se si torna a porre al centro, anche nei “corpi intermedi” che sono ambiti privilegiati di educazione alla cittadinanza, la grande sfida della “riabilitazione della politica e della rappresentanza”. Valorizzare il civismo e reclamare un’attenzione da parte delle forze politiche (forze assai relative) rispetto a nuovi processi di partecipazione è assolutamente indispensabile, tutte le “agenzie di senso” debbono pro-vocare i partiti, logorati dalla predicazione populista e dalla pervasività della tecnocrazia, a tornare fattori di movimento e socializzazione. Anche incalzandoli e pretendendo un maggior gradiente di confronto. Su questo anche l'informazione, se non vuole abdicare totalmente alla sua funzione, dovrebbe far sentire la propria presenza. Non bastano le diagnosi, bisogna osare delle cure.

 

Marco Margrita




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