PRIMO PIANO
25/05/2020
La ripresa post-pandemia deve partire dai territori, con autonomia, responsabilità e sussidiarietà
Subito un piano straordinario di investimenti nelle regioni ed enti locali per il Patto per il Lavoro

Questa drammatica pandemia sarà ricordata con tante immagini di sacrifici e di lutti, ma anche scandita dai tanti, troppi provvedimenti del Governo Conte, con i migliaia di esperti nominati nelle sue task force (oltre 1.400 incarichi, tra vecchie e nuove strutture, come rileva uno studio di Openpolis). Un percorso di guerra, sotto la cappa di una soffocante burocrazia, mai come ora ramificata ed invadente, subita da una classe politica subalterna (l’ultimo D.L. Rilancio, ha 266 articoli, con 323 pagine ed allegati): altro che semplificazione e tempestività necessaria per gli interventi vitali per riattivare le dinamiche di un’economia, già in recessione.

Nella catena pubblica di indirizzo e programmazione resta controverso il rapporto sulle competenze e deleghe tra lo Stato e le Regioni, ma ancor più il ruolo diretto degli Enti locali, su cui si vanno scaricando tutte le incombenze e le contraddizioni dei provvedimenti varati dal legislatore nazionale, senza nemmeno un’adeguata copertura delle risorse necessarie. Infatti l’Anci ha denunciato tali carenze e rilanciato la richiesta di risorse ulteriori, a compensazione delle minori entrate locali. Infatti tutte le previsioni parlano di almeno tre miliardi di buco nei bilanci di previsione degli Enti locali, peraltro progressivo, con previsione di trascinamento anche per il 2021.Questo perché la fase due del covid-19 già annuncia una pesante crisi economica e sociale, che renderà difficilmente esigibili molte entrate locali, come l’Imu e la Tari, specie per le imprese ed attività artigianali e commerciali. Quindi un impedimento oggettivo, difficilmente contestabile, che dovrebbe trovare una equa compensazione da parte dei trasferimenti pubblici centrali. Da qui le proposte avanzate da più parti (l’ultima ospitata dalle pagine della Voce): agli enti locali si dovrebbe garantire “la discrezionalità di finanza in deficit”, che il Governo si è garantito, anche con i finanziamenti varati dal Mes, (visto che la sanità è materia di programmazione regionale e locale, rivedendone le competenze pubbliche nazionali comuni), prevedendo un “fondo straordinario verticale”. Dai vari studi emerge come molte imposte comunali tenderanno a dimezzarsi ed oltre, anche per altre voci come le imposte di soggiorno, di occupazione del suolo pubblico e le stesse multe stradali: un conto salato di 10 miliardi di euro stimati di minori o mancati introiti, che rischiano di essere trascinati anche nell’anno prossimo, per effetto della perdurante spirale recessiva.

Per questo lo Stato centrale non può garantire solo se stesso, ma deve approntare adeguate e tempestive misure compensative per l’universo delle autonomie locali, in particolare ai Comuni per ricorrere ad avanzi di amministrazione, riducendo gli stessi fondi di accantonamento, vista la crescita ulteriore dei crediti non facilmente esigibili. Quindi in attesa di una riforma strutturale della finanza locale, che dia più certezze per la programmazione degli investimenti locali, superando un’emergenza continua dei territori, vanno date ad essi una serie di coerenti misure di sostegno, non solo le “mance” per i sussidi contro la povertà. In sostanza la revisione di datati ed anacronistici meccanismi formali di controllo della spesa locale, favorendone lo sblocco per avviare i fondamentali investimenti in opere e servizi vitali per la collettività.

L’associazione Merita ha avanzato cinque punti per ripartire subito, specie nel Mezzogiorno (allargato all’Abruzzo e Molise): la riforma del codice degli appalti; l’avvio delle zone economiche speciali (Zes); il potenziamento delle misure specifiche (come “Resto al Sud”); il lavoro in chiaro ed ultimo il fondamentale Welfare State, post Covid-19. In particolare come Terzo Settore quest’ambito è decisivo per la lotta alle povertà crescenti, con il riordino di tutte le misure di sostegno come il R.d.C., sussidio temporaneo e non strutturale ora sconnesso con il mondo del lavoro. Tutti provvedimenti varati e non implementati anche dai vecchi governi, come la “Banca delle terre incolte ed abbandonate” (contenuta nel D.L. Mezzogiorno), per rimettere la stessa agricoltura al centro delle strategie di sviluppo socio-economico del Paese. Così la pandemia non risulterà solo una drammatica parentesi della nostra storia recente, ma anche un’utile occasione di riordino istituzionale ed amministrativo della funzione statuale, con la centralità restituita alla sanità pubblica e territoriale di prevenzione e cura.

L’attuale piramide va così rovesciata, con le sue priorità ed i suoi vecchi ed arrugginiti meccanismi di spesa storica, rilanciando una fase di semplificazione e sburocratizzazione che accompagni una grande stagione di rilancio della nostra economia, a partire dalle grandi opere strategiche del Paese: il nostro futuro riparte con il ponte di Genova, ma l’Italia non si può mostrare al mondo come un “Giano Bifronte”.

Il Prof. A. Petretto (Ordinario di Economia Pubblica all’Università degli Studi di Firenze), in un suo pregevole lavoro, ha studiato “la revisione della spesa pubblica locale: specificità e orientamento alla crescita del territorio”, sui comuni medio e grandi, peraltro come la stessa Ifel-Anci, presieduta dall’ Avv. Guido Castelli, già Sindaco di Ascoli Piceno. Tutte analisi utili per la programmazione politico-amministrativa, affinché il territorio sia concepito come il vero volano della crescita del Paese, superandone una mera visione neo centralistica, che lo considera solo funzionale a vecchie logiche statalistiche ed assistenziali.

In conclusione, questa riflessione andrebbe però meglio implementata e strutturata, anche in sede Mcl, magari in vista di quella importante Assemblea Nazionale dei suoi tanti amministratori locali, già prevista all’inizio di questo 2020 e poi rinviata a causa del coronavirus. Un’occasione unica per rilanciare tutto il nostro radicamento nel Paese, (che ha illustri esempi passati, come Don Luigi Sturzo), ma anche la scala di priorità da legare al valore dell’autonomia, ovvero la responsabilità e la stessa sussidiarietà dei servizi resi ai cittadini-utenti.  Questo per evitare che superata l’emergenza si torni al passato più piatto e deteriore di “ordinaria amministrazione”, nella quale si è chiesto allo stesso mondo del volontariato di essere in trincea contro il covid-19, raccogliendo fondi per le stesse istituzioni pubbliche, senza però dopo aver riconosciuto loro un diverso ruolo di gestione sussidiaria, (sia orizzontale che verticale), dei servizi alla persona. Ora che si parla altresì di figure nuove di comunità come l’infermiere, non si può tangibilmente non riconoscere il valore fondante dell’associazionismo. Questo dopo il dramma risulterebbe una beffa.

Sergio Venditti
 




Via Luigi Luzzatti 13/a - 00185 ROMA - Tel +39-06-7005110 - Fax +39-06-77260847 - [email protected]
2012 developed by digitalset digitalSet