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09/11/2018
I numeri che condizionano la naDef
L’Italia in questo scenario sarebbe al sicuro solo con una crescita del Pil del 2%.

L’Italia è un paese con 60.5 milioni di abitanti. Di questi: 23 lavorano e 16 sono in pensione. Mentre i restanti 21.5 milioni costituiti da bambini in fasce, fanciulli, giovani, disoccupati e casalinghe non producono alcun reddito. Pertanto tirando le somme 23 milioni lavorano e spingono la carretta e più di 37 sono a carico del sistema. Questo naturalmente senza contare il sommerso che contribuisce alla rivalutazione del Pil per il 18% e a rendere meno drammatiche queste cifre. Stando così le cose però il sistema Italia potrebbe reggersi in equilibrio solo con una crescita del Pil superiore all’1% ed un aumento della produttività sempre dello stesso tenore che non sono purtroppo all’orizzonte. E questo unitamente ai provvedimenti sulle pensioni e sul reddito, contenuti nella naDef, potrebbe vanificare gli obiettivi che il governo vorrebbe conseguire e farlo ritrovare in mezzo al guado. A peggiorare la nostra congiuntura potrebbe arrivare anche il mutamento di alcune variabili chiave: il tasso d’interesse da pagare sul debito pubblico, il tasso d’inflazione, il tasso di crescita del Pil ed il rapporto deficit/Pil.

Il governo nel suo quadro previsivo ha assegnato alle suddette variabili i seguenti valori: il tasso d’interesse pagato sul debito fruttifero aumenta dal 3 al 5% fino al 2022 per poi restare stabile; il tasso d’inflazione sarà vicino al 2% in tutti gli anni presi a riferimento; il tasso di crescita del Pil dal 1.4% di quest’anno si stabilizzerà dopo il 2020 all’1% ed il rapporto deficit/Pil dal 2.4% del prossimo anno scenderà fino ad annullarsi nel 2024. Tutto si tiene, quindi, se le variabili assumeranno i valori ricordati in precedenza e se Il surplus primario, ovvero il saldo fra le entrate fiscali e la spesa pubblica al netto di quella degli interessi pagata sul debito pubblico in essere, sarà inizialmente del 6% sul Pil per poi stabilizzarsi al 4% o giù di lì. A nostro avviso c’è troppo ottimismo in questi dati. A ballare come dicono i congiunturalisti potrebbero essere la crescita del Pil, i tassi d’interesse e l’avanzo primario. Per farvi capire quanto l’equilibrio sia precario solo l’ottenimento di un surplus primario (saldo di bilancio al netto della spesa per interessi) inferiore a quello sperato (1.5% al posto del 4%) potrebbe portare il nostro debito pubblico verso il 150% sul Pil. L’Italia in questo scenario sarebbe al sicuro solo con una crescita del Pil del 2%. Ma siffatta percentuale con la naDef in discussione e lo scenario internazionale in peggioramento difficilmente verrà conseguita. Non aggiungo altro lasciando ad ognuno di voi le considerazioni del caso.

 

Marco Boleo

 




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