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16/10/2018
Le idee scarafaggio. Prima puntata
Nei nostri giorni la situazione รจ completamente diversa

Più di sette anni fa il premio Nobel Paul Krugman coniò un fortunato termine: cockroach ideas (“idee scarafaggio”). Per puntare il dito su quelle idee sbagliate, basate su ipotesi e credenze errate  che caratterizzano lo spazio virtuale della politica e della discussione pubblica. Nel Belpaese negli ultimi tempi se ne stanno diffondendo molte. Fanno subito presa per la loro semplicità e per la caratteristica di fornire facili spiegazioni a fenomeni complessi. Ma possono arrecare danno. Di seguito ne passeremo in rassegna solo alcune. Prima idea scarafaggio. Questa è la più gettonata visto che viene utilizzata da parlamentari rosso-bruni, Ministri, e sostenitori del Governo in ogni dove. Stiamo parlando del moltiplicatore keynesiano. Secondo questa idea non bisogna preoccuparsi della spesa in deficit, visto che in presenza di un moltiplicatore maggiore di 1, quest’ultima produrrà un aumento del Pil che consentirà attraverso le maggiori entrate fiscali di pareggiare in futuro la maggiore spesa. Keynes però scriveva ottanta anni fa quando le economie stavano cercando di uscire dalla grande depressione ed avevano una spesa pubblica sul Pil del 10% e non del 50 o più. Avendo in mente impianti ed attrezzature. La sua teoria, infatti, funziona solo in presenza di capacità produttiva inutilizzata che se rimessa in moto permetterebbe di aumentare rapidamente la produzione ed il Pil. Nei nostri giorni la situazione è completamente diversa. Gli impianti e le attrezzature invecchiano rapidamente diventando sempre meno concorrenziali. Dalla crisi del 2013 sono passati ormai cinque anni e le imprese chiuse o fallite nel mentre non le riapri più nemmeno con un deficit al 10%. Sempre parlando di impianti ed attrezzature. Seconda idea scarafaggio. Quella del Vice Premier e Ministro Matteo Salvini: “Il diritto alla pensione di un 62enne” (una cifra a caso) vale come un posto di lavoro e mezzo in più per un giovane”. Questa idea scarafaggio appartiene alla credenza che il mercato del lavoro funzioni come il gioco delle sedie musicali. Più sedie restano libere e più persone possono sedervisi. O se preferite: più persone mandiamo in pensione e più giovani potranno essere occupati. Noi naturalmente siamo pienamente d’accordo col Ministro ma solo sul fatto che trattasi di cifra tirata a caso. Per smentirla l’unico sforzo che facciamo è riprendere un’analisi di Stefano Patriarca pubblicata recentemente su ‘Il Foglio’ che chiarisce bene il punto: “[…] Per coprire il costo di un anno di pensione di anzianità goduta in anticipo, che mediamente si colloca attorno a 29 mila euro lordi annui, occorrono i contributi sociali corrisposti da ben 5 lavoratori dipendenti giovani (una retribuzione media mensile di 1.100 euro nette dà luogo a circa 5.600 euro annui di contributi previdenziali a carico del lavoratore e dell’impresa)”. Risulta pertanto evidente che il vero rapporto è uno a cinque. Ma non finisce qui.

Tutto vero se finanziato con la fiscalità. Nel caso, invece, si ricorra al deficit, i giovani ne pagheranno il conto anche attraverso il taglio delle loro pensioni attese negli anni a venire. Terza idea scarafaggio. Legata alla presunta indipendenza del deficit dal ciclo economico.  E’ di un altro Ministro: quello dell’Economia Giovanni Tria che ha fatto un po’ di confusione sul “vuoto di Pil” che si utilizza per calcolare il deficit strutturale. In occasione della sua audizione davanti alle Commissioni Bilancio del 09 ottobre 2018 ha affermato [nostra sintesi]: visto che nel 2017 il deficit era al 2,4% con una crescita di 1,6%, quindi non ci sarebbe nulla di male a fare nel 2019 un deficit del 2,4% con crescita di 1,5%. Il problema però è che mentre nel 2017 l’output gap era del 2,3% quello stimato per il 2019 è solo del 1,2%. Non proprio la stessa cosa. Quarta idea scarafaggio. Ancora Matteo Salvini: “La forza dell’Italia, (…), è un risparmio privato che non ha eguali al mondo. Per il momento è silenzioso e viene investito in titoli stranieri. Io sono convinto che gli italiani siano pronti a darci una mano”. Di questo aspetto anche se da un’altra angolazione ce ne siamo occupati su questo sito [Boleo M. – L’acquisto autarchico del nostro debito pubblico]. Difficile capire cosa passi nella testa di Salvini. Forse sta pensando ad un  obbligo di investimento in debito pubblico italiano. Cosa accadrebbe? Naturalmente, nel caso si dovesse arrivare a questo punto, avremmo l’immediata fuga degli investitori stranieri dall’Italia, iniziando da quelli che gestiscono i portafogli e proseguendo con quelli che praticano investimenti diretti (imprese straniere e multinazionali). A conclusione di questa prima puntata abbiamo il Ministro Paolo Savona. Prolifico generatore di idee scarafaggio: “se ci sfugge lo spread, la manovra deve cambiare”. Qui siamo alla farsa. Mentre la manovra con coperture a dir poco fantasiose sta mettendo da giorni sotto pressione lo spread, il Ministro Savona pensa all’opzione di cambiare la manovra quando lo spread  avrà toccato quota 400-500. Troppo tardi. Sarà come cercare di mettere sotto controllo una epidemia con la somministrazione dei vaccini.

Marco Boleo

 

 

 

 

 




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