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11/03/2016
Riscopriamo il valore della persona
Un bambino è sempre un mistero infinito, è una persona che non può essere misurata o relegata in alcun ruolo.

Il dibattito intorno al decreto Cirinnà e all'affaire Vendola (chiamiamolo così) continua a tener banco. Solo due giorni fa si è svolta una manifestazione (contro manifestazione), non proprio popolare per partecipazione, a favore dell'estensione dei diritti delle coppie omosessuali, alla quale hanno dato il proprio supporto numerose organizzazioni, tra cui la CGIL. Dopo tanto discutere, dopo tanto confronto, dopo tanto dibattito parlamentare, finalmente si è arrivati al nocciolo vero della questione che non è mai stato quello dei diritti dei conviventi, ma la possibilità o meno di "avere" dei figli. Il metodo che si vorrebbe utilizzare è quello della stepchild adoption, che permetterebbe di adottare il figlio del convivente, e che potrebbe portare alla regolarizzazione di pratiche come l'utero in affitto. Quello che sta accadendo è una grandissima sfida per tutti perché ci chiede di andare a fondo del più intimo desiderio dell'essere umano che è quello di poter generare. Se c'è una lezione che possiamo già trarre è che i teorici della morte della famiglia si sbagliavano di grosso, perché altrimenti non si spiegherebbe tutto quello che sta accadendo. Il desiderio di generare è così profondamente radicato nell'essere umano che il non poter generare viene visto come una ferita alla propria umanità. Si chiede al diritto, così, di guarire questa ferita, di rimediare a questa stortura, senza, però, accorgersi dell'inadeguatezza del mezzo. Il diritto, in questo come in tutti gli altri casi, non può risolvere il dramma dell'uomo, e chiederglielo genera solo tragedie. Come quelle dei bambini che non conosceranno mai i loro genitori, o la loro madre, che non sapranno mai da dove vengono. Lo slogan per rendere accettabile quello che altrimenti non è neppure immaginabile è che l'amore è amore, che l'unica cosa di cui abbiamo bisogno è l'amore. Vero. Ma l'amore per sua natura non è sopraffazione, non è l'esercizio del proprio arbitrio, non è l'esercizio di un potere.

L'amore è il libero e gratuito dono di se stessi. Quindi proprio l'amore, così invocato, dovrebbe aiutarci a capire dove risiede l'errore, perché chi di noi desidera essere guardato come mezzo per la realizzazione del desiderio di un altro? Tutti noi siamo fin troppo impregnati dell'utilitarismo della nostra epoca da non rendercene neppure conto, diamo per scontato o pensiamo che sia normale tiranneggiare gli altri e noi stessi con i nostri desideri. Si tratta del volto più vero e più terribile di quella "economia che uccide" contro la quale tantissime volte si è scagliato Papa Francesco. Stiamo assistendo al ritorno dell'antica schiavitù. Certamente si tratta di una schiavitù diversa da quella del passato (almeno per ora), ma non per questo  meno avvilente e meno degradante. Che la disperazione porti delle donne a vendere, perché di questo si tratta, i figli che hanno portato in grembo, o costringa delle donne a umiliarli proprio corpo fino a trasformarlo in un'incubatrice vivente, significa il ritorno alla schiavitù. Da più parti alzano le voci per introdurre una moratoria internazionale a pratiche di questo genere. Si tratta di una cosa importante, ma che da sola non basta. È necessario riscoprire il valore della persona. Il valore della persona dell'altro a partire dalla più piccola e indifesa, perché lascia senza parola sentire parlare dei bambini come se fossero dei pupazzetti o degli animaletti. Un bambino, comunque venga concepito, chiunque siano i suoi genitori, è sempre un mistero infinito, è una persona che non può essere misurata o relegata in alcun ruolo. Allo stesso tempo, però, è necessario riscoprire il valore si se stessi. Dovremmo smettere di chiedere alla legge di sistemarci la vita, al diritto di rispondere ai nostri desideri, e dovremmo avere il coraggio di guardare la nostra umanità ferita in tutta la sua drammaticità. Perché? Perché c'è lo dice Oscar Wilde che dall'esperienza della reclusione nel carcere di Reading, per l'accusa di sodomia, scrisse nella sua celebre ballata: "come se non da un cuore spezzato può entrare Cristo Redentore?"

Giovanni GUT

 




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