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23/05/2019
L’Europa che verrà
E come cambierà nei prossimi anni

Cari amici il clima che oggi si respira a poche settimane dalle consultazioni per l’elezione del Parlamento Europeo è più che mai distante e drammaticamente divergente da come i nostri padri fondatori concepirono l’Unione europea.

Il sogno di un’“Europea libera ed unita” immaginata nel manifesto di Ventotene, scritto da Altiero Spinelli nel 1941, nasceva dalla condivisione di un progetto fondato sull’integrazione politica ed economica, fra le varie nazioni del Vecchio Continente, per impedire che il male delle guerre e dei regimi totalitari potesse, un domani, ripresentarsi. 

Ebbene oggi, dopo aver dato vita e difeso il progetto embrionale di Spinelli, siamo di fronte ad una crisi e diffidenza verso l’Unione europea senza precedenti. La battaglia per la democrazia è iniziata, si giocherà in Europa, e gli esiti non sono affatto scontati. 

E’ palese come l’Unione da sola non può reggere, va difesa. Molte sono le pressioni, politiche ed economiche, che l’Ue sta subendo. Una crisi politica è in corso e la reazione dei paesi europei e dunque dell’Unione a tale crisi è stata debole e tardiva. Gli Stati membri hanno rinunciato a costruire istituzioni forti, politiche sociali e di sicurezza comune, utilizzando gli organismi comunitari come stanze di compensazione degli interessi nazionali. Perciò, oggi, non si tratta di preservare l’Europa che c’è, ma di rifondarla per riaffermare i valori liberali e sociali in un mondo profondamente diverso rispetto a quello che abbiamo vissuto negli ultimi trent’anni. 

Sono stati commessi degli errori, inutile negarlo, infatti il motivo di questo scollamento tra i cittadini e l’Unione è duplice: la mancata conoscenza degli strumenti che la UE mette a disposizione degli stati membri e l’inefficacia delle azioni dei vari paesi partecipanti che spesso si trovano costretti a subire le scelte che appaiono inutili. Quasi sempre i nostri rappresentanti politici usano l’Unione europea come scudo per difendersi dalle inefficienze della politica interna, causando sempre più avversità e disaffezione.

Sarebbe utile ricordare che grazie all’Unione, oggi vantiamo di una zona di libero mercato, il Mercato Unico, che ha portato alla libera circolazione di beni, servizi, persone e capitali. Le merci di tutti i paesi aderenti possono circolare ed essere scambiate secondo la logica di un mercato libero che esenta dal pagamento di dazi doganali, lo stesso dicasi per i capitali e i servizi. Circoliamo liberamente da un paese all’altro della UE senza la necessità di avere un passaporto o un visto speciale, possiamo esercitare una professione in uno stato membro attraverso il riconoscimento dei titoli di studio. Noi cittadini d’Europa vantiamo di un Sistema Sanitario Comune che ci consente di ricevere cure mediche in ogni paese della UE, durante una permanenza per vacanza, lavoro o studio, grazie al semplice strumento della tessera sanitaria.

Nonostante questi oggettivi benefici, oggi siamo a condurre una campagna elettorale diretta a ricucire uno strappo ormai creatosi da coloro che dipingono l’Unione come il nemico giurato e causa di ogni male per il nostro Paese. E’ indubbio che l’UE deve migliorare, abbandonare il periodo dell’austerità e compiere una trasformazione plastica verso qualcosa che forse, oggi, non esiste.  Per questi motivi, cari lettori, bisogna lavorare tutti insieme per costruire qualcosa che guardi al futuro, insieme, di tutti i Paesi della UE: un sistema fiscale unitario che possa consentire sgravi di imposte e tasse, un esercito militare forte che possa garantire la difesa e la sicurezza dei popoli per fronteggiare la pressione terroristica, una politica coordinata nel governare il fenomeno migratorio ed infine assicurare che la funzione degli stati membri sia più determinante.

La necessità è invece quella di rafforzare, risolvere i problemi interni, dare contributi fattivi da parte di tutti i governi, fare in modo che questa Unione agisca realmente nell’interesse di tutti i paesi aderenti e tutto ciò perché dietro il mercato unico, dietro la moneta unica e dietro alcune regole da rispettare, c’è il più grande progetto di pace, convivenza e fratellanza mai sperimentato nella storia.

Luca Cappelli

 




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