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12/02/2019
Vola lo spread
Se è vero che anche la Germania (con il PIL rivisto dall’1,8% all’1%) e persino l'Olanda (dal 2,4% all’1,7%), tirano il freno lo stop italiano è record in UE

La  sentenza era attesa, anzi era annunziata ed è arrivata: l'Italia nelle previsioni di Bruxelles non crescerà più dello 0,2% nel corso dell'anno. Un taglio drastico delle stime anche recentissime che si fermavano al target dell’1%:  un vero macigno non solo per la crescita del nostro paese, ma anche per i conti pubblici e le tenute delle misure della manovra operata un mese fa.

Sebbene la  borsa di Milano chiuda in calo e in calo del 2,6% e lo spread tocchi i 283 punti, ai massimi da due mesi, almeno per il momento il leitmotiv di governo e maggioranza sembra tutto rivolto a smentire manovre stangate bis, nella chiave che il rilancio arriverà nel giro di qualche mese. I  nostri conti torneranno e non ci facciamo dettare l'agenda delle previsioni fatte all'estero, sostiene il nostro premier.

L'Italia resta un rischio, il coro di molti analisti secondo cui una dimostrazione di ciò è data proprio dai recenti movimenti dello spread. A detta degli esperti il nostro Paese per molti è diventato una delle prime geografie dalla quale ritirarsi in caso di un aumento dell'avversione al rischio sul mercato. Questa percezione mostra la via stretta su cui si muovono i conti pubblici italiani in caso di recessione severa, che comunque per adesso gli esperti non vedono ancora alle porte.

Ma se è vero che anche la Germania (con il PIL rivisto dall’1,8% all’1%) e persino l'Olanda (dal 2,4%  all’1,7%), tirano il freno lo stop italiano è record in UE, lascia il paese ultimo in classifica e l'unico con il PIL sotto il punto percentuale.

Il commissario gli affari economici Pierre Moscovici non usa molto parole, poiché i fatti parlano chiaro al punto che non sembra che l'espansione keynesiana prevista non si stia materializzando in modo significativo.  Analoga  la tesi del collega Dombrovskis che spiega come in Italia si stiano materializzando gli effetti delle incertezze politiche e di misure espansive: dunque nè quota 100 né reddito di cittadinanza. Il  ministro dell'economia Tria  però non ci sta alla versione di Bruxelles. Si  può parlare di battuta d'arresto più che di vera recensione,  comunque anche con un rallentamento non si manifesterebbe la necessità di una manovra correttiva, perché un eventuale sforamento dovuto a un peggioramento del ciclo causa un allargamento dell’ output gap e non impatta sul solo saldo strutturale, il parametro per valutare il rispetto delle regole Ue, anche perchè coinciderebbe con  il metodo della posizione della commissione, confermando che prima servono i dati sull'andamento dell'anno, puntualizza Moscovici nel dare appuntamento a maggio.

Per ora lo spread viaggio su 80 punti in meno rispetto al picco di novembre 2018, ma sempre il doppio rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Se  poi qualche asta dovesse fare flop, il tesoro potrebbe essere costretto a correre ai ripari chiedendo agli italiani nuovi sacrifici per non mettere in discussione le due misure chiave: quota 100 e reddito di cittadinanza.

Quanto all'IMU sulla casa nei palazzi che contano è più di un'ipotesi. Ancora  una volta per fare quadrare i conti nel mirino potrebbero tornare la casa il bene tradizionalmente più tassato; l'idea sarebbe di far lievitare l'imposta sugli immobili fino al 5% nell’ipotesi migliore o al 7% in quella peggiore. Ovviamente l’aumento non scatterebbe per tutti ci sarebbero clausole di salvaguardia che escluderebbe le fasce di reddito basse.

La patrimoniale sarebbe concentrata sui patrimoni più ricchi sul modello di quello che vorrebbe fare in Francia Macron; proposta che a determinate condizioni potrebbe avere sicuramente l'appoggio esterno anche della CGIL di Landini.

L'altro  dossier sul tavolo dei tecnici dell'Economia è quello dell'IVA. Le  clausole di salvaguardia firmata dal governo per avere la via libera dell’UE alla manovra con oltre 50 miliardi nei prossimi due anni. Nella  relazione tecnica al maxi emendamento che ha recepito l’intesa con Bruxelles è previsto il congelamento del liquido per il 2019, ma non si esclude un aumento nei prossimi due anni. In  particolare l'aliquota del 10 potrebbe essere il 13 e quella del 22 al 25 nel 2020. Una vera  gelata dei consumi.

Di qui infine l'ipotesi di una rimodulazione selettiva degli aumenti che renderebbe meno salato il conto delle clausole e consentirebbe di recuperare risorse da spostare sul capitolo riduzione del deficit. Intanto a  dare un piccolo aiuto al bilancio del 2019 ci potrebbe essere il congelamento delle spese ai ministeri già previsto in manovra. Quasi 2 miliardi che potrebbero essere utilizzato anche a metà anno.

Concludendo, l'Italia in Europa è sempre più vagone di coda nel convoglio ed ora rischia di farsi isolare e anche di venirne sganciata. Siamo in recessione, ci resteremo e ci allontaniamo quindi dall'Europa, che pur con tutti i difetti che le si possono e vogliono attribuire rimane un ancoraggio fondamentale per non sprofondare nel Mediterraneo: una situazione talmente grave che non può non risvegliare le coscienze anche quelle più assopite.

Gli ultimi dati di Banca d’Italia, in definitiva, indicano uno squilibrio rispetto al tetto programmato, a livello europeo, di quasi 40 miliardi da recuperare nell’ultimo mese dell’anno. In altri momenti questo piccolo miracolo si è realizzato. Il responso lo si avrà tra meno di una settimana.

Una curiosità. Nel recente report, il broker di Generali, avrebbe giustificato il cambio di strategia citando, oltre all'integrazione di un maggior cost of equity nella sua valutazione, soprattutto alcuni dubbi sulla capacità del gruppo guidato da Philippe Donnet di centrare gli obiettivi finanziari al 2021: capacità che secondo gli analisti è subordinata al mantenimento di un coefficiente di solvibilità (solvency ratio) superiore al 180%.  Il problema, a giudizio di alcuni analisti elvetici, è che tale indicatore potrebbe subire pressioni a causa dell'elevata esposizione di Generali alle obbligazioni con rating di merito creditizio BBB ("la maggiore tra i titoli che copriamo", recita la nota): tale esposizione "strutturale", che riguarda soprattutto titoli sovrani, ma anche bond societari, rappresenta un rischio nel caso in cui dovesse innescarsi un ciclo di abbassamento dei rating in conseguenza di un deterioramento delle condizioni macroeconomiche. Un'eventualità che impatterebbe appunto sul  ratio di solvibilità del gruppo, ma che risponde agli umori che circolano negli ambienti  che seguono gli andamenti dei rating e che fanno accendere  gli allarmi  dei pericoli che potrebbero accadere…. Nel frattempo non si può far altro che incrociare le dita.

 

Gilberto Minghetti

 




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