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07/02/2019
Quella terza via di Conte
un “populismo” dal volto umano e “con la testa” sembra ora farsi strada, dove approderà?

Forse non sarà un “anno bellissimo”, come ha detto il presidente del Consiglio, ma un “populismo” dal volto umano e “con la testa”, sembra ora farsi strada. Dove approderà? Da una parte, si legge la “solitudine” dell’uomo di cultura in un governo totus politicus, ove Luigi Di Maio e Matteo Salvini dettano la linea quasi su tutto; dall’altra, la volontà di continuare a dare voce alle istanze espresse dal recente intervento al XII Congresso MCL.

Il suo contributo all’Italia in questa fase di caotico cambiamento, sembrerebbe che sia stato lui, che nella sua opera di mediazione non solo con i due vicepremier, ma anche con il Quirinale, sta prendendo sempre più spessore politico, a individuare per la Consob, che ormai da tempo aspetta un presidente, la soluzione Savona. Mattarella accetterebbe ora il nome di Savona a cui un anno fa aveva fermato l’accesso al ministero dell’Economia a causa del suo “euroscetticismo”. Ma il fatto è che il professore euroscettico non lo era, bensì pensava allora, e pensa oggi, come tanti che l’Unione sia stata costruita con molti errori da esigere una svolta radicale per costruirne poi una migliore. Il fatto è che Savona oggi  ha si un ruolo nell’esecutivo però,  a causa del minor peso del suo ministero, è andato sempre più assottigliandosi. Tuttavia se l’operazione va in porto, avrà ruolo e spessore, e quella autonomia e quel potere che nel governo non poteva più avere: ce lo auguriamo.

Conte continua tuttavia  ad assicurare: “Ripresa incredibile”. Ma gli imprenditori non si fidano. «Ci sono tutte le premesse per un bellissimo 2019 e per gli anni a venire». Il premier all’indomani dei dati Istat che certificano la gelata del Pil e l’entrata nella recessione tecnica (-0,2% nel quarto trimestre 2018 rispetto al terzo), il governo cerca di spargere ottimismo. C’è tanto entusiasmo e tanta fiducia da parte dei cittadini e c’è tanta determinazione da parte del governo», spiega Conte per rassicurare le imprese che prevedono una crescita poco sopra lo zero per il 2019. «Non c’è motivo di perdere la fiducia», continua a dire auspicando che il segno torni positivo nei prossimi mesi grazie a «una manovra espansiva».

Le infrastrutture sono uno dei fiori all’occhiello che il ministro Tria, è andato a proporre agli investitori americani: «Essere pessimisti non sarebbe una forma di realismo ma sabotaggio». «Dal 2014 l’Italia era sempre cresciuta. Dal luglio 2018 siamo l’unico paese europeo in recessione. «Ora aumenteranno le tasse e servirà una manovra correttiva. Per  Tria l’economia italiana si riprenderà presto: trend negativo del PIL non è stabile, lo assicura in conferenza stampa da New York e a conclusione del viaggio istituzionale i rimarcando fiducia per la situazione economica italiana, afferma che la recessione è solo temporanea e dovrebbe riprendersi presto, nonostante una flessione dello 0,2% nell’ultimo trimestre rispetto a quello precedente (il penultimo dell’anno). Si tratta del secondo trimestre consecutivo di crescita in negativo per il PIL, fatto che determina la recessione tecnica. Gli analisti avevano stimato una flessione più contenuta dello 0,1%. Nel commentare l’andamento dello spread: “Dedurre da questo che è cambiato il sentimento di maggiore fiducia nell’investimento sul nostro debito sovrano credo che sia sbagliato e in ogni caso prematuro”. Il differenziale di rendimento fra i titoli di stato italiani e tedeschi è tornato oggi ai livelli di metà gennaio, quota 270 punti base. L’obiettivo  del suo viaggio negli States,  era spiegare a investitori internazionali, istituzioni e comparti accademici quali sono i punti di forza dell’Italia e le procedure tutt’ora in corso per consolidarli. Ecco, in sintesi i punti di forza: “I fondamentali economici, la solidità del debito, il rafforzamento del pianeta bancario e una legge di bilancio 2019 mirata alla crescita per contrastare il raffreddamento della congiuntura nel paese come nel panorama europeo e globale”.

Leitmotiv del suo viaggio americano sono stati gli investimenti, parola d’ordine ripetuta dal ministro in tutte le tappe. In particolare sembra che il messaggio abbia raccolto molto interesse negli interlocutori americani. “Sono gli investimenti il potente motore della crescita e grande opportunità: per chi voglia impiegare capitali in Italia non ci sono solo le emissioni dei titoli di Stato con rendimenti interessanti. Ci sono gli investimenti nelle infrastrutture grandi e medie da modernizzare, le privatizzazioni, immobiliari e non, presto sul trampolino di lancio nonché i settori della ricerca, del design e dell’innovazione tecnologica di punta”.

All’Assiom Forex, intanto è stato il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco che, nel commentare l’attuale situazione economica del Paese, ha chiesto riforme strutturali e investimenti. Per il governatore: sui conti dell’Italia l’incertezza resta alta, ma gli interrogativi più pesanti sulle clausole di salvaguardia e l’eventuale aumento dell’Iva. La priorità resta sempre quella  di ridurre il debito.  Sull’economia italiana, per il biennio 2020-21, pesano fattori di rischio rilevanti, sia di origine endogena che esogena.  Visco non pensa che il 2019, come dice il premier Giuseppe Conte, sarà «un anno bellissimo». Parlando di fronte ai molti  operatori dei mercati finanziari di Assiom-Forex, ha tracciato un quadro dei prossimi mesi con molte ombre, e anche qualche luce. La previsione per l’andamento dell’economia italiana che illustra Bankitalia è tutt’altro che entusiasmante. Per adesso Via Nazionale mantiene la sua ultima stima per il Pil del 2019, ovvero un modesto +0,6%; ma nel suo intervento Visco ha indicato anche quelli che chiama «ampi rischi al ribasso». Come spiega, ci sono «fattori di rischio rilevanti, di origine sia internazionale che interna».

Tra i primi, c’è la tensione globale che sta frenando gli scambi commerciali, alla vulnerabilità mostrata dai paesi emergenti, e il pericolo di una sempre più preoccupante hard Brexit. Sul fronte interno, invece, c’è il “solito” rischio spread sui tassi d’interesse dei titoli pubblici. Perché, nonostante alla fine il braccio di ferro tra l’Italia e la Commissione Europea sulla legge di bilancio si stato ricomposto, la lunga guerriglia con Bruxelles inscenata dal governo ha provocato un «marcato aumento dell’incertezza», che ha fatto impennare lo spread sul debito pubblico, e «che si è trasmesso al costo della raccolta obbligazionaria del settore privato». Tensioni e incertezze che hanno poi penalizzato, dice Via Nazionale, la domanda interna. Insomma, le politiche - specie sul versante della comunicazione - del governo gialloverde hanno frenato la crescita economia italiana. Le misure espansive della legge di bilancio, a partire dal reddito di cittadinanza, riusciranno a spingere di nuovo la domanda verso l’alto, come prevedono i ministri? Potrebbe anche essere,  ma «l’effettiva entità» del sostegno alla domanda di queste misure «dipenderà dalla loro modalità di attuazione». E per evitare poi impennate dello spread che «aggravano lo squilibrio dei conti pubblici», bisogna tenere «alta l’attenzione all’equilibrio dei conti nel breve come nel lungo periodo attuando con decisione un disegno organico di riforme volte a preservare la fiducia dei risparmiatori e a riguadagnare quella degli investitori». La strada della fiducia va in una direzione precisa: quella della «riduzione del rapporto tra debito e prodotto interno lordo» del Paese. Infine ricorda che «l’obiettivo ultimo, da conseguire con continuità e determinazione non può che essere quello di uno stabile ritorno su un sentiero di sviluppo economico e sociale».

A pesare sull’andamento della nostra economia, oltre ai problemi internazionali dovuti alla Brexit e alla Guerra commerciale Usa-Cina, ci sarebbero anche le ataviche debolezze interne: “l’incertezza sulla crescita, l’orientamento delle politiche di bilancio e la ripresa di un percorso credibile di riduzione del peso del debito pubblico”.

“L’accordo poi con la Commissione è stato raggiunto per quest’anno, ma per il 2020 - 21 restano da definire numerosi aspetti, specialmente il futuro delle cosiddette clausole di salvaguardia”, facendo riferimento agli aumenti Iva posti a garanzia dall’Italia, pari a 23 miliardi di entrate per il 2020 e di 29 miliardi per il 2021. Aumenti che l’esecutivo Conte punta a eliminare. Anche se, dal mese di novembre a oggi, lo spread è diminuito di circa 80 punti base, il premio per il rischio sulle obbligazioni pubbliche italiane, pari a 250 punti base nella media di questa settimana, resta ancora troppo elevato “circa il doppio rispetto ai valori medi dei primi quattro mesi dello scorso anno”, ha commentato Visco che ha anche ricordato la ricetta per rilanciare l’economia e contrastare le spinte recessive. Secondo il governatore: sarà necessario realizzare con rapidità ed efficienza gli investimenti pubblici complementari a quelli privati, ma non si dovranno perdere di vista gli equilibri di bilancio e la riduzione del debito; e inoltre “devono continuare a rivestire un ruolo centrale nell’azione di politica economica interventi volti a rafforzare e modernizzare la struttura produttiva, a renderla più dinamica e in grado di creare maggiori opportunità di lavoro”.

Nel  corso del suo intervento - non ha neanche tralasciato il settore bancario, ricordando come sia migliorata nel tempo la qualità del credito. Per il numero uno di Bankitalia è tuttavia necessario, per le banche italiane, proseguire sulla “strada del rafforzamento dei bilanci e del recupero di adeguati livelli di efficienza e di redditività”. Poi l’appello all’Unione Europea affinché lavori su istituti e misure che rendano meno traumatica e meno costosa l’uscita dal mercato delle piccole banche. In altre parole, Bruxelles ripensi il Bail In.

Infine  l’allarme di Confindustria: crescita a zero e ulteriori rallentamenti per  gennaio che sarà  superiore rispetto al quarto trimestre del 2018. È questa l’analisi dell’economia del Belpaese targata Confindustria, che elenca tra le cause del peggioramento l’indebolirsi generale dell’economia mondiale e della Germania, invitando poi - tramite il Presidente Vincenzo Boccia - a una ripartenza immediata, che muova da investimenti pubblici e privati e una rapida “riapertura dei cantieri”. Nel periodico del suo Centro Studi, si fa luce su un Pmi manifatturiero destinato a scendere sotto soglia 50 a gennaio e una crescita “vicina alla zero”.

Una lettura della situazione nel Belpaese che non concilia certamente con le previsioni targate 5 Stelle, che prefigurano un 2019 di sorprese positive, e che segue di sole poche ore un dato statistico certo: siamo ufficialmente in recessione tecnica. Come infatti certificato dall’Istat, negli ultimi tre mesi del 2018 il Pil dell’Italia è diminuito dello 0,2% rispetto al trimestre precedente, con un aumento complessivo annuale - pari all’1% - che si confronta con il +1,6% dell’anno precedente. Per il 2019 il rallentamento dell’Italia è evidente secondo Confindustria, che invita però a non fermarsi ai dati e “reagire” con rapidità: “C’è un rallentamento dell’economia globale, un rallentamento dell’economia della Germania, ed era ed è evidente che ci sarebbe stato un rallentamento anche dell’Italia, essendo il nostro un Paese ad alta vocazione all’export. Questo significa non fermarci alla constatazione dei dati. Evidentemente bisogna prendere atto della nuova fase e costruire delle dimensioni compensative della manovra economica”.

Tutte letture radicalmente opposte rispetto a quella effettuata da viale dell’Astronomia, che ha parlato persino di un’Italia che ha in qualche modo già “ipotecato il 2019”, locuzione da intendersi in questo caso in termini purtroppo prettamente negativi. L’indebolimento evidente registrato nella seconda metà del 2018 provoca un inevitabile “effetto trascinamento” secondo Boccia c’è da aspettarsi una crescita annua del Pil per il 2019 di poco superiore allo zero. Ma la sua  analisi non è priva di ricette per cercare di invertire la tendenza negativa, e l’invito  è in primis quello di “aprire immediatamente i cantieri” infatti  esistono infatti “risorse già stanziate per oltre 26 miliardi di euro”, cifra che può superare i 30 miliardi di euro tenendo presente anche la tanto contestata Tav. Ecco perché  la speranza è che il governo segua e faccia sua la linea di una rapida accelerazione dei lavori.

Intanto il Fondo monetario internazionale ha tagliato le stime sulla crescita del Belpaese, prevedendo un +0,6% contro il +1% dello scorso ottobre. Una decisione che trova origine, secondo l’Fmi, nella “debole domanda domestica e i maggiori costi di finanziamento dovuti ai rendimenti elevati sui titoli di Stato”. Una mossa che segue di pochi giorni il taglio di Bankitalia e che, secondo molti osservatori e analisti, anticipa la revisione al ribasso da parte dell’Ocse, in arrivo per il prossimo marzo dopo che già lo scorso novembre le stime erano state rivisitate in negativo. Concludendo  siamo  purtroppo davanti agli scarsi risultati sul piano strutturale, per cui i rallentamenti fisiologici, presenti anche altrove, possono trasformarsi in un “ristagno o in un calo dell’attività produttiva” nel Belpaese.

Gilberto Minghetti




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